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AREA CLINICA > Psicologia : Disturbi età adulta > Disturbo ossessivo compulsivo
DISTURBO DA ACCUMULO O DISPOSOFOBIA

Vediamo alcuni aspetti essenziali che caratterizzano la Disposofobia.
 
Si tratta di un comportamento caratterizzato dall’incapacità della persona di togliere alcunché dai propri spazi di vita (casa, auto, ufficio, ecc.). Questa incapacità, talvolta, si accompagna ad un eccesso di acquisizione di oggetti che assumono, per la persona, il carattere di “affare”, “scorta”. Di conseguenza, viene a crearsi uno sbilanciamento tra gli oggetti che “escono” (niente / quasi niente) e quelli che “entrano”. Molti oggetti possono essere acquistati o raccolti in giro (giornali, vestiti, volantini, cibo, animali). Con il tempo, questo comportamento genera il progressivo ingombro degli spazi di vita disponibili determinando un circolo vizioso con conseguenze negative sulla persona ed i suoi familiari. Chi soffre del disturbo può pensare di pulire e organizzare la propria cucina “perfettamente”. Questo tipo di “iniziativa” implica una tale complessità teorica da renderla, nel caso di accumulo, irrealizzabile nella pratica al punto da non poter neanche iniziare a svolgere tale iniziativa. Vi è, così, una sopraffazione da parte della stesso convincimento di perfezione. Così, evitando di dare vita all’iniziativa, evitano anche le relative emozioni spiacevoli, di ansia ed di incapacità a far fronte all’enorme compito, l’accumulo persiste generando, in tal modo, una spirale negativa. Scopo iniziale della terapia è il riconoscimento degli schemi di pensiero alla base del mantenimento del disturbo stesso.
 
La gravità del comportamento di accumulo può essere varia. Gli spazi di vita, nel tempo,  non risultano più adeguati a svolgere le loro funzioni e, talvolta, può esserci una riduzione o un fallimento del funzionamento lavorativo e sociale della persona. Frequentemente insorgono problemi economici per le spese eccessive, i mancati o ridotti guadagni, la difficoltà di amministrazione dei propri beni personali. Si manifesta un progressivo isolamento; i rapporti con i familiari sono difficili e caratterizzati spesso dalla presenza di rabbia e vergogna.
 
La persona può non accettare di far entrare persone nei propri spazi per effettuare delle riparazioni, gli spazi, oltre l’accumulo, vengono ulteriormente deteriorati con problemi igienici di varia gravità.  Inoltre, il materiale accumulato comporta rischi di cadute e di incendio. Sopraggiungono conflitti con il vicinato.

COS’È CHE DETERMINA E MANTIENE IL DISTURBO?
Aspetti disfunzionali in una o più di queste tre aree:
Difficoltà di: categorizzazione, pianificazione, decisione, memoria
  • Chi soffre di un disturbo da accumulo presenta:
  • difficoltà a categorizzare i propri beni come il valore attribuito ad essi
  • difficoltà a prendere decisioni sulla gestione di tali beni
  • difficoltà a ricordare dove sono gli oggetti  (mantenere tutto in vista per non dimenticare)
Particolari convinzioni sui propri beni
  • Chi soffre di un disturbo da accumulo:
  • percepisce un grande senso di attaccamento affettivo nei confronti dei propri beni (unico, parte della persona o della sua storia di vita)
  • percepisce una forte responsabilità per gli oggetti e alcune volte pensa che gli oggetti conservino dei sentimenti
  • presenta il bisogno assoluto di mantenere il controllo sui propri beni (nessuno tocchi o sposti gli oggetti)
  • si sente preoccupato di dimenticare le cose (gli oggetti vengono usati come promemoria visuale)
Forte stress emotivo connesso all’eliminazione dei beni
Chi soffre di un disturbo da accumulo:
  • appare molto ansioso o turbato nel prendere una decisione su cosa eliminare
  • perfezionismo che determina timore di una decisione sbagliata su cosa tenere o buttare
  • controllo sulle proprie sensazioni di disagio, rimandando o evitando di iniziare il compito di eliminazione

La disposofobia è presente tra il 2 e il 5% della popolazione generale, una percentuale significativamente più alta rispetto ad altri disturbi come il disturbo ossessivo compulsivo, il disturbo di panico e la schizofrenia. Questa tendenza, frequentemente, si manifesta durante l’infanzia o l’adolescenza, senza manifestazioni severe fino all’età adulta e si presenta, frequentemente, in famiglie dove sono presenti altro tipo di disturbi, come depressione, ansia sociale, disturbo bipolare, ecc. Spesso, le persone con accumulo compulsivo posso riferire di almeno un altro membro della famiglia con lo stesso disagio.

INTERVENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE
Nella cognizione comune si sta facendo strada una maggiore consapevolezza circa la natura clinica del disturbo d’accumulo, superando, così,  atteggiamenti colpevolizzanti. Questa circostanza ha causato una domanda crescente di trattamento clinico accompagnata dal bisogno di sostegno alla famiglia, spesso, esasperata da un lungo periodo caratterizzato da frustrazioni e conflitti. Ciò che prima veniva considerato “il segreto di famiglia” inizia ad acquisire una propria dignità di “disturbo” ridimensionando lo “stato di vergogna” e aumentando la richiesta di terapia.
 
Normalmente, l’intervento viene richiesto dalla famiglia, spesso per l’urgenza della situazione che causa conflittualità con i vicini, deterioramento economico, bisogno di trasloco o ristrutturazione a cui i pazienti possono opporsi, ecc..
 
Risulta comprensibile come i sentimenti riportati dai familiari siano spesso di tristezza, imbarazzo, vergogna, rabbia, risentimento e  frustrazione.
 
 
Un primo intervento è, quindi, indirizzato nel fornire ai familiari un supporto psicologico accompagnato da interventi psicoeducativi in cui viene chiarita la natura del disturbo, in modo da ristrutturare l’immagine negativa dell’accumulatore instaurata in seno alla famiglia. Questo prima fase è necessaria per alleviare la sofferenza personale del familiare e per creare un terreno relazionale, familiare, adatto sul quale si possa costruire un intervento con chi soffre di questo disturbo.

Il tipo di intervento più efficace, in base alle sperimentazioni effettuate, è un tipo di Terapia cognitivo-comportamentale (CBT) che prevede terapie individuali anche a domicilio.

Obiettivi della terapia:
 
  • comprensione delle convinzioni che governano il comportamento d’accumulo
  • sviluppo di abilità di categorizzazione, pianificazione, decisione, memoria e organizzative per la decisione su cosa tenere, come organizzare, cosa togliere
  • sviluppo di abilità decisionali (cosa eliminare)
  • acquisizione di tecniche di rilassamento per la gestione dell’ansia
  • sviluppo di abilità di controllo dell’impulsività
  • migliorare le competenze sociali
  • prevenzione delle ricadute
  • applicazione della tecnica di esposizione e prevenzione della risposta a situazioni che provocano ansia
  • ristrutturazione cognitiva delle credenze, pensieri, convinzioni e valori disadattivi che contribuiscono al mantenimento del problema
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