Ceral - DISTURBO DI LINGUAGGIO

CERAL - DISTURBO DI LINGUAGGIO

DISTURBO DI LINGUAGGIO

DA COSA DIPENDE UN DISTURBO DI LINGUAGGIO,
COME SI DETERMINA E PERCHÉ VA TRATTATO CON LA LOGOPEDIA


I disturbi di linguaggio possono presentarsi (cioè si accompagnano o sono presenti in quadri sindromici specifici) con ritardo cognitivo, disprassia, ipoacusia di vario grado.

Ma ci sono bambini che pur non avendo alcun problema né di tipo funzionale né nell'area cognitiva o emotiva - relazionale, presentano un "disturbo specifico" di linguaggio.

Nel linguaggio del bambino si evidenzia un disordine fonologico, cioè l'incapacità di:

1. programmazione e sequenzialità dei suoni all'interno delle parole,
2. utilizzazione di un suono al posto di un altro,
3. cancellazione di sillabe o singoli fonemi,
4. scarsa competenza grammaticale,
5. ecc..

Le cause del "Disturbo Specifico di Linguaggio" si stanno a tutt'oggi ricercando ma molta importanza riveste la familiarità e le otiti ricorrenti o fluttuanti.
 
Se il bambino soffre di otiti sin dal primo o secondo anno di vita anche un abbassamento della soglia uditiva di soli 20/30 decibel, può provocare un disturbo di decodifica e percezione dei "suoni" della lingua e quindi un "Disturbo Fonologico".
 
Purtroppo non basta rimuovere le cause del problema perchè il ripristino di una funzione uditiva adeguata non guarisce il disturbo di linguaggio.
 
Il bambino va aiutato con delle terapie logopediche individuali e/o di gruppo.

Il nostro lavoro prevede diversi momenti in cui il bambino si "allena" a:

1. percepire i suoni, cioè memorizzarli ed elaborarli /training percettivo),
2. migliorare il controllo nell'articolazione dei fonemi per produrli correttamente (training motorio)
3. comprendere che utilizzando in modo errato i suoni può cambiare il significato delle parole (training cognitivo linguistico)

Il Disturbo di Linguaggio va affrontato per evitare che il bambino vada incontro ad un'altra disabilità evolutiva come la "Dislessia" e la "Disortografia" che ostacolano la rapidità e la correttezza nella lettura e nella scrittura.
 
Pur considerando l'enorme variabilità nello sviluppo adeguato del linguaggio, alcuni segnali di rischio sono evidenziabili molto precocemente:

1) Assenza della lallazione (dai 5-7 mesi ai 9-10 mesi)
6-7 mesi vocalizzazioni di tipo consonante + vocale: pa, da, ba;
9-10 mesi le combinazioni diventano più elaborate.

2) Assenza di utilizzazione dei gesti deittici e referenziali (12-14 mesi)
Gesti deittici alla fine del 1° anno di vita:

a) mostrare: il bambino tende l'oggetto verso l'adulto, del quale vuole attirare l'attenzione.
b) dare: il bambino lascia andare un oggetto nelle mani di un adulto.
c) indicare: Il bambino indica con il braccio teso e/o con l'indice puntato in una certa direzione guardando alternativamente l'oggetto e l'adulto.

Gesti referenziali a partire dai 12 mesi:
Il bambino dimostra attraverso alcuni gesti come ad esempio "ciao, non c'è più, ecc." di usare la gestualità per comunicare situazioni reali.

3) Mancanza di "schemi d'azione con gli oggetti" (12 mesi) es.: utilizzare il cucchiaino per mangiare.

4) Assente o ridotta presenza del "gioco simbolico" (24-30 mesi) es.: giocare a far finta di...

5) Vocabolario ridotto (minore di 20 parole a 18 mesi, minore di 50 parole a 24 mesi)

6) Ritardo della combinazione gesto-parola (dopo i 12 mesi) es.: il bambino dice "da" mentre indica la palla.

7) Ritardo della comprensione di ordini dati al bambino non troppo contestualizzati (24-30 mesi) es.: stando in cucina si chiede al bambino di andare a prendere il sapone in bagno.

8) Persistere di espressioni verbali incomprensibili dopo i 21/2-3 anni

Tutti questi segnali sono da valutare attentamente soprattutto se sono contemporaneamente presenti due o più indicatori di rischio.
 
Quando riusciamo ad aiutare un bambino con problemi di linguaggio ad uscire dalla confusione e dal disorientamento, ci sentiamo come la fata FAI della filastrocca...

"Su un pino lungo il fiume
C'è un nido fatto di piume
Lungo il fiume c'è un sentiero
Vi cammina il bambino Piero.
Quando delle parole lui fa uso
Spesso rimane molto confuso
E se la F o la P deve adoperare
Non sa proprio come fare.
In una tana c'è il topo Folletto
Ma per Piero è il topo Polletto.
Se c'è poi il gatto Felino
Piero che fa? Gli tira un pelino.
Piero si mette sempre nei guai
E chiede aiuto alla fata FAI
Che possiede una bacchetta fatata
Ma per Piero è una bacchetta patata.
E per toglierlo dalla confusione
Lo invita a bere una pozione
Gli ricorda di chiamarsi Piero
E gli dice di andarne fiero."


Tratto da "Il disordine fonologico nel bambino con disturbi del linguaggio" di P. Anchisi, M. Febbo, A. Sapuppo e P. Vicenza - Edizioni Springer, Milano