Ceral - IL RIFIUTO DELLA SCUOLA: LAVATIVI O FOBICI?

CERAL - IL RIFIUTO DELLA SCUOLA: LAVATIVI O FOBICI?

IL RIFIUTO DELLA SCUOLA: LAVATIVI O FOBICI?

La maggior parte degli alunni perde occasionalmente qualche giorno di scuola,
altri alunni mantengono una forte antipatia per la scuola per tutta la loro infanzia ma si assoggettano
a frequentare regolarmente; una porzione più esigua di alunni smette di frequentare la scuola per un periodo
di tempo prolungato: lavativi o fobici?
Viene fatta una distinzione importante fra i "lavativi" e i ragazzi che presentano una fobia nei confronti
della scuola: i lavativi, frequentano discontinuamente la scuola, non provano un'ansia o una paura eccessiva
frequentando la scuola , né generalmente si lamentano di disturbi fisici. Il più delle volte nascondono le loro assenze
ai genitori e vagabondano per le strade durante l'orario scolastico.
I ragazzi con fobia della scuola, invece, sono quasi sempre bambini/ragazzi che non hanno difficoltà di apprendimento,
la scuola se la cavano bene, hanno instaurato una relazione sufficientemente significativa sia con i loro insegnanti
sia con i compagni, fino a che, in maniera improvvisa o graduale iniziano a manifestare:
* gravi difficoltà nel frequentare la scuola, con il risultato di assenze prolungate;
* grave sofferenza emotiva, con sintomi di paura eccessiva, capricci, infelicità, il lamentarsi di essere malati senza cause
organiche evidenti quando si profila l'eventualità di andare a scuola;
La fobia della scuola esordisce in genere verso i 5-7 anni, verso i 10-11 e in adolescenza dai 12 ai 15 anni.
Può presentarsi all'inizio dell'anno scolastico, ma anche in periodi successivi, magari dopo una vacanza,
o una malattia o in seguito a un episodio particolare.
In queste situazioni il bambino esprime angoscia intensa; a mano a mano che il momento della
separazione si avvicina, il disagio si fa più acuto; egli è in preda a una forte agitazione, piange, si
dispera, supplica i genitori, promette che il giorno dopo non farà storie, tiene stretti la mamma o il
papà con una morsa così forte che non si riesce a sciogliere.
Di fronte a tentativi di costrizione la situazione si aggrava ancor di più; può capitare, infatti, che il
bambino entri in classe, ma l'angoscia è così presente che egli può scappare via oppure può
raggiungere uno stato di agitazione così forte da sfociare in condotte aggressive e autoaggressive.
Una volta a casa il bambino riacquista il proprio equilibrio, partecipa alla vita familiare, è
collaborativo e si spreca in solenni giuramenti e promesse: "Ti prometto che domani andrò a scuola
senza problemi"; "Ti prometto che non farò più storie".
Il bambino, quando è nel nucleo familiare, tenta di rispondere ai mille perché dei genitori e si sforza
di razionalizzare la propria fobia attribuendola a fatti avvenuti a scuola o a atteggiamenti dei docenti e dei compagni.
In alcuni casi la fobia scolare è accompagnata da altre manifestazioni: difficoltà nel mantenere il
ritmo sonno - veglia, presenza di incubi, ansia da separazione anche in relazione ad altrev
esperienze, (ad esempio, si può evidenziare lo stesso problema anche rispetto allo sport, all'andare a casa di amici, ecc..).
Talvolta si incontrano modalità di relazione ambivalenti con i familiari, principalmente con la
madre, per cui si assiste ad una alternanza di atteggiamenti eccessivamente affettuosi e prevaricatori.
In altre situazioni alla fobia scolare si associano un forte calo di umore, chiusura, senso di tristezza
che caratterizzano uno stato di tipo depressivo.
Nel caso in cui genitori o insegnanti riconoscano nel proprio figlio o alunno tale sindrome
è molto importante che si comportino in modo da:
• Non sottovalutare il problema
• Non sdrammatizzare
• Non dire che sono problemi immaginari
• Dare un periodo di stop alla scuola
• Preoccuparsi più della sofferenza del bambino che delle assenze
• Avere fiducia nel bambino e nelle sue risorse
Oggi è largamente accettato che la fobia della scuola non è una sindrome unitaria ma, piuttosto,
multicausale ed eterogenea e pertanto gli operatori nella valutazione del caso preferiscono esaminare
i bisogni del bambino/ragazzo che vengono soddisfatti dal fatto di non frequentare la scuola e
in base a questi, specificatamente, elaborare le forme più efficaci di intervento.