CERAL - ADOLESCENTI SILENZIOSI
ADOLESCENTI SILENZIOSI
Gli adolescenti di oggi sono silenziosi. Non scendono in piazza, non protestano, non contestano, non irrompono sulla scena sociale proponendo nuove e grandi utopie. Spesso gli adulti li criticano per questo, come se disobbedissero al mandato che ambiguamente hanno loro affidato di apportare novità e cambiamento. Questa generazione di adolescenti non si interessa alla "cosa pubblica", non si impegna sul piano politico-sociale, differenziandosi dalle culture giovanili degli anni '60 e '70. Dal punto di vista dei cinquantenni i ragazzi di oggi appaiono remissivi, taciti, indifferenti. Neppure la cronaca nera è riuscita a generalizzare il significato di certi episodi di violenza che negli ultimi anni hanno visto coinvolti gruppi di giovanissimi. Gli adulti però ignorano o non si curano di decodificare i messaggi che gli adolescenti inviano continuamente alla società riguardo la relazione, il gruppo dei pari, l'amicizia, il rapporto tra i sessi, il nuovo galateo amoroso, il mutamento dei ruoli e delle relazioni all'interno della famiglia. Su questi argomenti i giovani appaiono tutt'altro che silenti. Propongono novità che non fanno rumore e che non riguardano la politica ma il mondo degli affetti. Anche dal punto di vista psicologico, sia nel nostro Paese che all'estero, si nota un fenomeno nuovo sul piano dei processi di socializzazione e dei modelli educativi: la fine della contestazione contro l'autorità genitoriale e istituzionale. Nel contesto attuale il processo di crescita e separazione dalla famiglia non assume più i connotati del conflitto generazionale. Questo accade anche perché la famiglia è diventa "lunga", cioè deve contenere i figli oltre i trent'anni, a causa della formazione sempre più specializzata richiesta dal mondo del lavoro, spesso neppure premiata sul piano professionale ed economico. La convivenza pacifica e prolungata tra adulti e giovani diviene perciò necessaria. Di conseguenza il processo di crescita non è più caratterizzato dall'emancipazione e dalla differenziazione, bensì dalla ricerca del valore personale. Il "conflitto edipico" si è placato. I giovani di oggi non pensano che per conquistare la libertà e l'identità personale debbono uccidere simbolicamente il padre. Cercano nella propria mente e nel proprio corpo l'affermazione di sé. Edipo è stato spodestato da Narciso. Più che il conflitto è la difficoltà a mantenere l'autostima a farli stare male. Crescono in famiglia sentendosi unici e preziosi, protetti dalle frustrazioni e finiscono inevitabilmente per sviluppare una grande fragilità narcisistica. Si aspettano molto da se stessi e maturano forti attese rispetto al successo e al riconoscimento del proprio valore. Perciò durante il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, che segna l'inizio del confronto con il mondo esterno e risulta spesso deludente da questo punto di vista, sono soggetti a ferite e disinganni. Fragilità del Sé, permalosità, ritiro, disinteressamento, rottura del contatto con ciò che potrebbe mettere a repentaglio l'autostima, sono tra le principali conseguenze. Certamente il nuovo modo di organizzare la vita familiare, caratterizzato da una contrazione dei tempi riservati al contatto educativo come pure alla funzione di contenimento e accudimento dei figli, non giova. Dopo il "disarmo del padre" e la delega dell'esercizio dell'autorità alla scuola, le regole si stabiliscono negoziando. I genitori contrattano su tutto con i figli, dal voto alle norme, ma spesso la negoziazione è impastata di affetti, emozioni, attese, esigenze. Così, quando l'adolescente trasgredisce, non lede un valore sancito dallo stato o dalla religione, ma infligge un dolore alla mamma o al papà. Ne derivano intensi sensi di colpa e vergogna. La perdita dei valori in sé e dell'autorità genitoriale non rafforza, bensì rende indifesi gli adolescenti di oggi. Infliggere punizioni con scarsa convinzione o evitare i conflitti perché si ha poco tempo per appianarli, significa anche non insegnare ai ragazzi a gestire le relazioni, cioè condannarli a trovarsi impreparati quando dovranno affrontare i primi rapporti con i pari. Nella società del narcisismo e della precarietà la costruzione autonoma e creativa di sé stessi ha sostituito il conflitto sociale e familiare quale valore da perseguire nel processo di crescita. Ciò ha favorito lo sviluppo di una forte vocazione espressiva e comunicativa finalizzata all'individuazione di sé. I ragazzi di oggi suonano strumenti, creano graffiti, producono immagini e le trasmettono agli abitanti del pianeta tramite Internet, realizzano blog. Insomma non protestano, parlano poco ma cercano sé stessi e cercano di esprimere sé stessi utilizzando i più vari canali comunicativi. Tutto ciò obbliga gli adulti a mettere a punto nuovi dispositivi di ascolto, a non barricarsi dietro la critica acritica con cui i benpensanti sono soliti difendersi da quanto non conoscono. L'universo dei giovani è difficile da comprendere e facile da fraintendere. Il lavoro dei genitori, delle istituzioni e degli esperti che lavorano per loro e con loro deve perciò essere centrato sull'ascolto, la comprensione, l'accompagnamento lungo il percorso di ricerca del Sé.