Attacco di panico - Centro Ceral

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ATTACCO DI PANICO

L’attacco di panico è una comparsa improvvisa di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti, periodo durante il quale si verificano quattro o più dei seguenti sintomi:

palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori fini o a grandi scosse
  • dispnea o sensazione di soffocamento
  • sensazione di asfissia
  • dolore o fastidio al petto
  • nausea o disturbi a dominarli
  • sensazioni di vertigine, di instabilità, di "testa leggera" o di svenimento
  • brividi o vampate di calore
  • parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
  • derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
  • paura di perdere il controllo o di "impazzire"
  • paura di morire.

La caratteristica essenziale di un attacco di panico è la comparsa improvvisa di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti, periodo durante il quale si verificano 4 o più
 
Soltanto due di questi sintomi sono cognitivi, come la paura di perdere il controllo o di impazzire e la paura di morire: gli altri sono sintomi fisici.
 
La "paura di impazzire" è un termine colloquiale usato spesso dagli individui con attacchi di panico e non è inteso come senso peggiorativo né come un termine diagnostico. L'espressione in pochi minuti significa che il tempo in cui l'intensità raggiunge il picco è letteralmente solo di pochi minuti.
 
Un attacco di panico può insorgere a partire da uno stato di quiete oppure da uno stato ansioso, e il tempo in cui l'intensità raggiunge il picco dovrebbe essere valutata indipendentemente da qualsiasi ansia precedente. In altre parole l'inizio dell'attacco di panico è il punto in cui vi è un improvviso aumento del disagio piuttosto che il punto in cui sia sviluppata inizialmente l'ansia.

L'età media di insorgenza del disturbo si attesta intorno ai 22- 23 anni di età.

Chi ha già avuto esperienza di attacchi di panico tende a sviluppare la preoccupazione che possa di nuovo verificarsi e la preoccupazione relativa alle conseguenze dello stesso attacco di panico (perdere il controllo, attacco cardiaco, ecc.); di conseguenza viene sviluppata la tendenza ad evitare situazioni considerate rischiose per un attacco di panico (evitare situazioni in cui si sono già verificati gli attacchi di panico; evitare luoghi da dove risulta complicato svincolarsi o uscire; messa in atto di comportamenti protettivi per un eventuale attacco di panico come parcheggiare vicino per poter poi raggiungere il proprio mezzo nel minor tempo possibile nel caso in cui dovesse insorgere l’attacco; prendere, in generale, delle “misure di sicurezza” nel caso in cui si dovesse verificare l’attacco di panico).

I comportamenti protettivi più diffusi risultano essere:
  • avere      con sé farmaci contro l’ansia;
  • muoversi  dove sono presenti strutture mediche;
  • allontanarsi      se accompagnati;
  • controllare      le uscite di sicurezza.

In genere, si tende a evitare situazioni o luoghi ritenuti “ansiogeni”, da cui sia difficile trovare una “via di fuga” o ricevere aiuto.
 
Tali “evitamenti”, estesi a diversi ambiti e situazioni quotidiani, sono invalidanti e costrittivi, tanto da compromettere la stessa qualità di vita come, ad esempio, non guidare o evitare mezzi pubblici. La compromissione della qualità di vita coincide con la riduzione dell’autonomia, la compromissione della qualità di vita anche per i familiari, riduzione del senso di efficacia personale e riduzione della stima di sé con sentimenti di tristezza e frustrazione o anche uno stato depressivo secondario. A tale condizione, a volte, si tende a rispondere in modo poco efficace come abusare di sostanze stupefacenti (in particolare l’alcool).

DUE TIPI DI ATTACCHI DI PANICO:
  • attacchi di panico attesi o situazionali: sono attacchi per i quali vi è un evidente elemento scatenante al momento del verificarsi dell'attacco, come situazioni in cui gli attacchi di panico si sono tipicamente verificati.
  • attacchi di panico inaspettati: sono quelli in cui non vi sono e le evidenti elementi scatenanti al momento del verificarsi dell'attacco (per esempio, mentre si è rilassati oppure mentre ci si sveglia. Un tipico attacco di panico inaspettato è l'attacco di panico notturno, che differisce dall'essere in preda al panico successivamente al completo risveglio dal sonno.

CONSEGUENZE DEL DISTURBO DI PANICO

Il Disturbo di Panico risulta particolarmente in quanto crea, in generale,  ripercussioni in alcune aree importanti della nostra vita:
  • lavorativa (come rinunciare ad un’attività  lavorativa per le difficoltà di spostamento)
  • familiare (come tensioni interpersonali causate dalle richieste di venire accompagnati o per non adempiere a determinati compiti quotidiani)
  • sociale (come riduzione delle relazioni per le difficoltà a frequentare luoghi pubblici o affollati).

IL TRATTAMENTO COGNITIVO COMPORTAMENTALE DEL DISTURBO DI PANICO
I trattamenti più efficaci sono la terapia cognitivo comportamentale e la terapia farmacologica, se necessaria.
Quest’ultima è caratterizzata da categorie di farmaci detti benzodiazepine ed antidepressivi di nuova generazione.IL solo trattamento farmacologico non risulta efficace.
La terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di panico si basa sul concetto che, durante un attacco di panico, si sviluppa la tendenza ad interpretare alcuni stimoli esterni come file nel traffico, luoghi chiusi o aperti) o ad interpretare alcuni stimoli interni (come tachicardia, confusione mentale, sensazione di svenimento) come pericolosi e segnali di  catastrofe imminente; queste interpretazioni, spaventando, scatenano reazioni di ansia con sintomi mentali e fisici. Qualora , a loro volta, i sintomi dell’ansia vengano interpretati in modo catastrofico, i livelli d’ansia aumentano ulteriormente, intrappolando chi li vive in un circolo vizioso che culmina, poi, inevitabilmente, in un attacco di panico. Di conseguenza si svilupperà la tendenza ad attuare comportamenti di “evitamento” e “di protezione” per gestire il disturbo stesso.
 
fasi del trattamento cognitivo-comportamentale:
  • formulazione di un contratto terapeutico: obiettivi terapeutici condivisi      tra paziente e terapeuta e i loro rispettivi compiti
  • psicoeducazione al disturbo: informazioni su come funziona, come insorge, si      manifesta, si mantiene
  • ricostruire la storia dell’evento, la manifestazione iniziale e attuale del      disturbo;
  • tecniche per la gestione dei sintomi dell’ansia;
  • individuazione delle interpretazioni erronee che concorrono allo sviluppo dell’attacco di panico e messa in discussione di      tali interpretazioni
  • esposizione graduale alle sensazioni e agli stimoli temuti ed evitati con la presenza iniziale  del terapeuta, se necessario
  • prevenzione delle ricadute.
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