Balbuzie - Centro Ceral

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DISTURBO DELLA FLUENZA DELL’ELOQUIO

La balbuzie è un disturbo della fluenza dell’eloquio che causa forte disagio psicologico. Si manifesta con interruzioni di parole, ripetizioni, estensione di fonemi e sillabe con  pause o blocchi udibili o silenti, circonlocuzioni con sostituzione di parole, emissione di parole con eccessiva tensione fisica
Vengono interessati i muscoli pneumo-fonatori ed articolatori con movimenti irregolari ed involontari.
Nell’ 85 % dei casi il disturbo si manifesta in età prescolare compresa fra i 2 e i 6 anni. Studi statistici italiani ed europei riportano che l’1,3 % della popolazione adulta ne è affetta.
Sebbene l’attenzione della ricerca scientifica rivolta alla definizione delle cause del disturbo sia stata tenace nel tempo e l’esperienza clinica al riguardo sia stata molto vasta, non si è ancora giunti alla descrizione delle origini del disturbo. Attualmente la maggior parte degli studiosi concordano nel considerare la balbuzie come un disturbo determinato da cause genetiche predisponenti, sulle quali incidono fattori ambientali, psicologici e funzionali che concorrono a slatentizzare il sintomo. Fra questi vengono riconosciuti comportamenti familiari disfunzionali, eventi traumatici, difficoltà relazionali.

Il 50% dei casi di balbuzie è rappresentato da bambini con disturbo di linguaggio fonologico e/o della comprensione e produzione.

Particolare attenzione viene posta all’ambiente familiare che, come documentato dai dati clinici presenti in letteratura, risulta essere prevalentemente rigido, con atteggiamenti tendenti al perfezionismo, all’ipercorrettismo.

La relazione tipica che i genitori instaurano con il bambino o l’adolescente si esprime nell’eccessiva focalizzazione sulle prestazioni del bambino o dell’adolescente in ambito affettivo, cognitivo e comportamentale. Per mancanza di cognizione sulle naturali caratteristiche dello sviluppo del linguaggio infantile e per  un eccesso di attenzioni, può anche accadere i genitori interpretino come un disturbo il fisiologico stato di lieve disfluenza del bambino o dell’adolescente, dovuto alla fase dell’esplosione del lessico. In questo caso il bambino o l’adolescente percepisce intorno a lui apprensione e, di conseguenza viene facilmente condizionato a considerare il proprio parlare come fonte di ansia, entrando così nel circolo vizioso della balbuzie.
 
Non stupisce che il balbuziente se parla da solo o si rivolge ad animali, recita un altro ruolo o parla un’altra lingua possa non balbettare. Così come è possibile che i bambini possano manifestare il sintomo solo in certi contesti e non in altri.

FORME SINTOMATOLOGICHE IN BASE AL TIPO DI DISFLUENZA

  • forma tonica: la fase di contrazione si manifesta all’inizio della parola come un blocco. Il soggetto non riesce ad iniziare la parola
  • forma clonica: le ripetizioni di singoli fonemi o sillabe sono frequenti con difficoltà ad affrontare la conversazione
  • forma mista: le due forme precedenti si cumulano
 
FORME SINTOMATOLOGICHE IN BASE ALLA LOCALIZZAZIONE ANATOMICA DELLE CONTRAZIONI MUSCOLARI

  • forma labio coreica: difficoltà a produrre fonemi labio-dentali b-p-m-t-d-……..
  • forma gutturo tetanica: difficoltà per suoni velari e vocali

FASI NELL'EPISODIO DI BALBUZIE

  • pre-balbuzie: viene anticipato cognitivamente l'evento temuto;
  • balbuzie: manifestazione della balbuzie;
  • risoluzione: calo di tensione dopo la produzione verbale;
  • post-balbuzie: senso di frustrazione e senso di vergogna.
  • deficit di autostima
 
CIRCOLO VIZIOSO DELLA BALBUZIE

“Quando parlo non posso sbagliare”; “Se sbaglio vengo giudicato male”
  • ansia da prestazione
  • esigenza di controllo
  • balbuzie
  • vergogna
  • rabbia
 
SINTOMI ASSOCIATI:

  • sincinesie di alcune parti del corpo
  • tic facciali, del collo e delle spalle (vedi Disturbo da Tic)
  • embolofrasie: ripetizione frequente di espressioni come “ehm, uhm, ah………”
  • aggiunta di stereotipie verbali: “cioè, diciamo, …..”

EFFETTI DELLA BALBUZIE

Alterazione nell’organizzazione del discorso
  • si registra frequentemente il ricorso a strategie di evitamento di parole che il soggetto percepisce come critiche nello scatenare l’episodio di blocco dell’eloquio. Questa strategia risulta essere estremamente disfunzionale per gli effetti negativi che essa produce nell’organizzazione del discorso;
  • a livello cognitivo si crea un rinforzo negativo sull’atteggiamento fobico;
  • a livello di performance comunicativo-linguistica il soggetto è impegnato costantemente nella ricerca di sinonimi della parola pensata che non contengano fonemi ritenuti rischiosi. In ogni caso ne risulta che il soggetto non dice ciò che vorrebbe e come vorrebbe, perde il filo del discorso per l’eccesiva ansia e controllo delle parole;
  • un’altra caratteristica difensiva è il ricorso ad un eloquio velocissimo che altera l’organizzazione del discorso e assolutamente disfunzionale al miglioramento sintomatologico

Alterazioni comportamentali
 
Gli effetti negativi comportamentali secondari al disturbo possono condizionare il soggetto a breve, a medio e a lungo termine. Per citarne solo alcuni è possibile che il timore di balbettare conduca il soggetto ad evitare situazioni ritenute più ansiogene quali ad esempio:
  • interrogazione
  • parlare in pubblico
  • lettura ad alta voce in classe
  • uso dei mezzi di comunicazione orali come il telefono (o anche il citofono), ecc.

Gli effetti del disturbo, a lungo termine, potrebbero condizionare scelte di vita importanti come il tipo di lavoro, di carriera , di studi da intraprendere e anche affettive.

La possibilità di cronicizzazione  del disturbo implica la necessità di un intervento precoce specialistico in contrapposizione all’idea comune della regressione spontanea. Infatti, talvolta, può accadere che una  possibile remissione spontanea dei sintomi venga ostacolata  da interventi familiari inopportuni causati dal coinvolgimento emozionale.
 
L’intervento precoce non riguarda solamente la diagnosi precoce del sintomo (balbuzie, disfluenze) ma deve altresì prevenire un possibile sviluppo patologico nel tempo. Purtroppo, l’assenza di informazione fra i genitori, i pediatri e gli insegnanti comporta che la maggioranza dei casi di bambini balbuzienti vengano in terapia solo all’ingresso della scuola elementare.

Parlare fluentemente non riguarda solo la produzione di parole e la costruzione di frasi, ma anche il nesso tra pensiero e linguaggio, comprensione ed espansione progressiva del lessico, della sintassi, della funzione narrativa, della evocazione del materiale verbale (memoria-associazione-parola) insieme all’organizzazione ed alla realizzazione dell’articolazione linguistica. Il trattamento del disturbo , sia in età evolutiva che adulta, deve tener conto delle varie aree di problematicità e pertanto si avvale dell’utilizzo di diverse tecniche.
 
L’INTERVENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE
con bambini ed adolescenti è previsto un parent-training finalizzato all’acquisizione di informazioni e di migliori competenze psicoeducative
tecniche di respirazione;
  • uso del Biofeedback
  • accordo pneumo-fonico e attacco vocale dolce
  • rilassamento
  • desensibilizzazione sistematica: affrontare le situazioni temute;
  • ristrutturazione cognitiva secondo il modello ABC
  • training assertivo
  • estinzione: attraverso il feedback esterno fornito dal terapeuta. Consiste nel parlare liberamente di un argomento per alcuni minuti con interruzione da parte del terapeuta in concomitanza della parola balbettata; ripetizione fluente della parola;
  • sforzo consapevole: consiste nel parlare per circa 40 minuti, riconoscere l’episodio di balbuzie, fermarsi e ripetere la parola fluentemente;
  • preparazione all’autonomia: anticipare l’eventuale blocco e autocontrollo:
  • gestione consapevolmente dei propri stati emotivi
  • aumentare l’autostima
 
uso delle animazioni;
 
  • durante la terapia vengono utilizzate delle animazioni, le quali, oltre a rendere piacevole e attivante la seduta, favoriscono una rappresentazione  delle situazioni sociali naturali che sicuramente non si presentano come statiche! Lo scopo dell’animazione  è quello di favorire l’adattamento sociale in quanto strumento capace di sviluppare la comprensione e la gestione delle situazioni sociali. Il percorso si sviluppa in vari livelli di difficoltà semantiche - pragmatiche – cognitive: ascolto, comprensione, dialogo attraverso domande e  sequenze temporali;
  • durante la prima fase lo scopo consiste nell’attirare l’attirare l’attenzione del bambino verso lo schermo e di motivarlo a osservare quanto proiettato. Le scene dei cartoni animati sono accompagnate da canzoni orecchiabili, produzione di gesti comunicativi deittici e referenziali, dialoghi semplici e suoni onomatopeici. Questo  primo livello ha lo scopo di sviluppare le prime forme di comunicazione attraverso l’attenzione congiunta e la creazione di un argomento da condividere e di cui parlare. Si utilizzano strategie semantiche per l’individuazione, la condivisione e  la comprensione di elementi nell’evento narrato e delle lo relazioni;
  • in una seconda fase si tende a  sviluppare le prime competenze morfosintattiche con la produzione di strutture  grammaticali via via più complesse e la comprensione delle prime forme di relazione che avvengono tra i vari personaggi, i vari punti di vista, le varie emozioni che esprimono (felice, arrabbiato, annoiato, spaventato, triste, stanco), cosa desiderano, le espressioni facciali che comunicano intenzioni, prosodia utilizzata. Inoltre, vengono affinate le abilità linguistiche e di interpretazione di eventi.
 
USO DEI SOFTWARE IN TERAPIA
 
Durante l’intervento terapeutico con il bambino, presso il nostro studio, vengono utilizzati numerosi e aggiornati software. Questi strumenti, concepiti e realizzati in base alle più recenti ricerche scientifiche riguardanti i molteplici disturbi dell’età evolutiva, in ambito cognitivo e metacognitivo, del linguaggio, emotivo-relazionale e dell’apprendimento, hanno la caratteristica di:
  • velocizzare i processi di apprendimento del bambino
  • offrire un’ampia gamma di attività
  • implementare attività selezionate e mirate
  • aumentare l’attenzione
  • monitorare i progressi del bambino con parametri più precisi
  • rendere accattivanti, coinvolgenti e motivanti le attività
  • mantenere l’aspetto ludico della terapia attraverso le espressioni dei vari personaggi animati protagonisti dei giochi didattici
  • apprendere l’uso del computer

TGC: TERAPIA DI GIOCO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE IN ETÀ PRESCOLARE

I principali contributi della TGC consistono nella possibilità di coinvolgere positivamente   bambini in età prescolare e renderlo partecipante attivo al processo di cambiamento. Gli interventi cognitivi e comportamentali sono compresi in un paradigma di terapia di gioco in modo sistematico ed orientato al raggiungimento dello scopo da conseguire.

I dieci principi che rendono valido questo tipo di approccio  con i bambini piccoli si fondano sul fatto che la terapia si effettua sul modello educativo e  cognitivo dei disturbi emotivi, è breve e limitata nel tempo. Affinché  la terapia sia efficace è necessaria  una valida relazione affettiva con il bambino, condizione necessaria per poter strutturare la terapia e renderla direttiva al fine di risolvere il disagio. Anche il rispetto delle consegne che vengono impartite  a casa rientra fra i principi terapeutici.

Il ricorso a materiali educativi visivi e manipolabili serve a facilitare i processi di comprensione del bambino e a coinvolgerlo in attività stimolanti e divertenti

Efficacia della TGC
  • coinvolge il bambino nella terapia attraverso il gioco;
  • si focalizza sui pensieri, sui sentimenti, sulle fantasie e sull’ambiente del bambino;
  • propone strategie per lo sviluppo di competenze più adattive;
  • è strutturata, direttiva e orientata ad un obiettivo;
  • comporta l’impiego di tecniche empiricamente dimostrate (es. Modeling);
  • consente un controllo del trattamento.
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