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DISTURBO DELLA PRODUZIONE  E DELLA COMPRENSIONE DEL LINGUAGGIO

Il Disturbo della Produzione e della Comprensione del Linguaggio in Età Evolutiva, si presenta come compromissione dei processi di produzione e comprensione del linguaggio.
La prevalenza di Disturbi Specifici di Linguaggio nei bambini è molto alta in rapporto ad altri disturbi evolutivi considerata al 6-8%  (Ritterfeld e Niebuhr 2002).
In Italia, nella popolazione prescolare, l’incidenza dei disturbi del linguaggio varia dal 3% al 6%  (Chilosi et al. 2012). Più frequente nei maschi che nelle femmine.
Nei casi più gravi si può riscontrare l'incapacità di comprendere il vocabolario di base o frasi semplici e deficit nell'elaborazione uditiva (discriminazione dei suoni, associazione di suoni e simboli, immagazzinamento, rievocazione e costruzioni di sequenze).
Il deficit di comprensione può variare in base alla gravità del disturbo e all'età del bambino e rappresenta la caratteristica principale che lo differenzia dal Disturbo Fonetico e Fonologico.

LE DIFFICOLTÀ DI PRODUZIONE POSSONO EVIDENZIARSI CON:
 
  • ritardo nei processi di produzione del linguaggio;
  • linguaggio limitato sul piano quantitativo (interventi rari e brevi);
  • vocabolario limitato (lessico ridotto);
  • difficoltà ad imparare parole nuove;
  • errori nell'utilizzare le parole e nel lessico;
  • produzione di frasi molto corte;
  • utilizzo limitato di strutture grammaticali;
  • limitata varietà del tipo di frasi (per es. interrogative, imperative);
  • omissioni di parti importanti della frase;
  • uso delle parole in un ordine insolito;
  • errori di coniugazione dei verbi;
  • difficoltà nel comporre frasi di lunghezza e di complessità adeguata al livello di sviluppo;

LE DIFFICOLTÀ DI COMPRENSIONE POSSONO ESSERE MENO EVIDENTI DI QUELLE DELLA PRODUZIONE DEL LINGUAGGIO, SI PUÒ RISCONTRARE CHE IL BAMBINO:
 
  • non esegua istruzioni in modo adeguato
  • risponda in modo incongruo ad una domanda
  • rispetti con difficoltà i turni di conversazione
  • non organizzi in modo coerente un discorso
  • sembra che abbia difficoltà nell’ascolto o non presti attenzione quando gli si parla.

PER DIAGNOSTICARE UN DISTURBO DI LINGUAGGIO SI UTILIZZA UN DOPPIO TIPO DI PARAMETRO, OSSIA LA VERIFICA DELLA PRESENZA DI DUE CONDIZIONI:

  • quoziente intellettivo (QI) nella media
  • punteggio globale della valutazione delle capacità linguistiche di due deviazioni standard al di sotto della media.

INDICI PREDITTIVI E DIAGNOSI NEI DISTURBI DI LINGUAGGIO
 
Normalmente, bambini con Disturbo Di Linguaggio vengono individuati e diagnosticati oltre i tre anni, con l'ingresso alla scuola dell'infanzia, in realtà,  la fascia di età che va dai 2 ai 3 anni rappresenta, invece, il momento più importante per l'identificazione di eventuali disturbi della comunicazione e del linguaggio. Vanno messe in evidenza due tipologie di Disturbi Di Linguaggio nel secondo e terzo anno di vita:

  • bambini late bloomers , i quali pur presentando all'inizio dello sviluppo un notevole ritardo nell'acquisizione del linguaggio, entro un anno recuperano la distanza che li discosta  dallo sviluppo tipico;
  • bambini late talkers, i quali si discostano dai dati normativi previsti per la stessa età, sia rispetto all'ambito linguistico che alle correlazioni con gli altri indici di sviluppo non linguistici ma intimamente legati allo sviluppo del linguaggio i quali costituiscono alcuni indici predittivi di seguito elencati. Per i bambini late talkers un intervento precoce è di fondamentale importanza.
 
La valutazione di certi indici predittivi di tipo non linguistico a cui si dovrebbe fare riferimento e che  positivamente correlano con eventuali specifiche difficoltà che potrebbero comparire nelle tappe del successivo sviluppo del linguaggio (Volterra e Bates, 1995. Bates , 2002) sono:
 
  • assenza della lallazione, prima vocalica poi consonantica, dai 5 ai 10 mesi;
  • assenza di uso dei gesti deittici (indicare, dare e mostrare) e gesti referenziali (simbolici) , a 12 - 14 mesi;
  • mancata acquisizione di schemi d'azione con gli oggetti a 12 mesi;
  • vocabolario ridotto con meno di 20 parole a 18 mesi,  meno di  50 parole a 24 mesi;
  • assenza o ridotta presenza di gioco simbolico a 24 - 30 mesi;
  • ridotta presenza di sequenze di gioco simbolico tra i 30 e i 40 mesi;
  • ritardo nella comprensione di ordini non contestuali e che implicano una decodifica linguistica a 24-30 mesi;

Importanti ricerche su campioni di bambini italiani viene sottolineata la correlazione molto stretta tra il Deficit Fonologico e il Deficit Morfosintattico riguardo, soprattutto, i tratti morfologici degli articoli, delle preposizione, delle desinenze e dei verbi l'uso dei pronomi. Inoltre c'è da tenere conto che la condizione per uno sviluppo linguistico adeguato prevede uno sviluppo simultaneo sia delle capacità di produrre parole ma anche gesti e altre abilità di tipo manuale.
 
In molti lavori di ricerca e clinici viene evidenziato che il ritardo di acquisizione delle tappe linguistiche normali può essere predetto dalla scarsa produzione di gesti deittici e referenziali che fanno parte, insieme alla produzione di tipo verbale, di una close family di un comune sistema neurale.
 
Rispetto al Disturbo Fonetico e Fonologico il quadro clinico può presentarsi più grave. Infatti, mentre un bambino con disturbo dell'espressione del linguaggio di 18 mesi, pur non essendo in grado di produrre nessuna parola, rispetto alle 20 che in genere vengono prodotte a quest’età, è in grado, però, di comprendere ed eseguire ordini semplici e di comunicare attraverso il repertorio dei gesti “deittici” (indicare, dare e mostrare) il suo grado di comprensione del linguaggio. Alla comparsa delle prime parole e frasi può evidenziarsi  un disordine anche di tipo fonetico e fonologico.

DECORSO E PROGNOSI
 
E’ importante che i bambini vengano individuati, diagnosticati e aiutati il più precocemente possibile poiché oltre la metà dei bambini con Disturbo di linguaggio presenterà difficoltà di apprendimento della lettura, scrittura e/o calcolo nei primi anni scolastici (Johnson al di et., 1999) che persisteranno anche nel corso dell’adolescenza (Botting e Conti-Ramsden; 2000) .  Nel 30-40 % dei casi di persone con Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) presentano all’anamnesi un pregresso disturbo di linguaggio (Rescorla, 1998).

CAUSE DEL DISTURBO
 
Tra le varie ipotesi sulle cause del disturbo misto dell'espressione e della fonazione del linguaggio vi sono: possibili disfunzioni percettive, lievi danni cerebrali, possibile ritardo nella maturazione. Vi è qualche prova anche a favore della predisposizione genetica, data la presenza di tale disturbo nei familiari di primo grado dei bambini che presentano questa problematica. Numerosi studi, inoltre, suggeriscono come possibile causa di questo disturbo la presenza di una difficoltà nella discriminazione uditiva.

TRATTAMENTO
 
  • a mantenere il contatto visivo, parte fondamentale della comunicazione
  • con i bambini più piccoli elicitare il gesto di indicare che aiuta il bambino a chiedere ciò di cui ha bisogno
  • sviluppare i rapporti logici di causa e effetto
  • fare delle scelte affinché possa comunicare le sue idee, i suoi bisogni e i suoi giudizi
  • fornire ai bambini simboli degli oggetti reali come giochi miniaturizzati immagini
  • organizzare delle attività da fare insieme
  • creare situazioni in cui ci sia una turnazione nel gioco
  • imparare ad ascoltare, a dare istruzioni e ad eseguirle
  • imparare a fare e ad ascoltare richieste
  • riuscire ad ottenere l'attenzione di qualcuno
  • fare domande e dare delle risposte
  • fornire informazioni
  • rispondere con un sì e con un no
  • usare le categorie grammaticali quali i nomi, i verbi, gli aggettivi, le preposizioni
  • creare attività dove il bambino debba interpretare la comunicazione verbale e non verbale
  • renderlo consapevole delle regole della conversazione
  • usare un linguaggio significativo
  • sviluppare la comprensione e la produzione di sequenze temporali
  • sviluppare le abilità lessicali
  • aiutarlo a rendersi consapevole delle intenzioni comunicative e comportamentali altrui
  • sviluppare la funzione narrativa

Molto utile sarà un parent- training con i genitori e un teacher- training con le insegnanti

TERAPIA E USO DELLE ANIMAZIONI;
 
  • durante la terapia vengono utilizzate delle animazioni, le quali, oltre a rendere piacevole e attivante la seduta, favoriscono una rappresentazione  delle situazioni sociali naturali che sicuramente non si presentano come statiche! Lo scopo dell’animazione  è quello di favorire l’adattamento sociale in quanto strumento capace di sviluppare la comprensione e la gestione delle situazioni sociali. Il percorso si sviluppa in vari livelli di difficoltà semantiche - pragmatiche – cognitive: ascolto, comprensione, dialogo attraverso domande e  sequenze temporali;
  • durante la prima fase lo scopo consiste nell’attirare l’attirare l’attenzione del bambino verso lo schermo e di motivarlo a osservare quanto proiettato. Le scene dei cartoni animati sono accompagnate da canzoni orecchiabili, produzione di gesti comunicativi deittici e referenziali, dialoghi semplici e suoni onomatopeici. Questo  primo livello ha lo scopo di sviluppare le prime forme di comunicazione attraverso l’attenzione congiunta e la creazione di un argomento da condividere e di cui parlare. Si utilizzano strategie semantiche per l’individuazione, la condivisione e  la comprensione di elementi nell’evento narrato e delle lo relazioni;
  • in una seconda fase si tende a  sviluppare le prime competenze morfosintattiche con la produzione di strutture  grammaticali via via più complesse e la comprensione delle prime forme di relazione che avvengono tra i vari personaggi, i vari punti di vista, le varie emozioni che esprimono (felice, arrabbiato, annoiato, spaventato, triste, stanco), cosa desiderano, le espressioni facciali che comunicano intenzioni, prosodia utilizzata. Inoltre, vengono affinate le abilità linguistiche e di interpretazione di eventi.

USO DEI SOFTWARE IN TERAPIA
 
Durante l’intervento terapeutico con il bambino, presso il nostro studio, vengono utilizzati numerosi e aggiornati software. Questi strumenti, concepiti e realizzati in base alle più recenti ricerche scientifiche riguardanti i molteplici disturbi dell’età evolutiva, in ambito cognitivo e metacognitivo, del linguaggio, emotivo-relazionale e dell’apprendimento, hanno la caratteristica di:
 
  • velocizzare i processi di apprendimento del bambino
  • offrire un’ampia gamma di attività
  • implementare attività selezionate e mirate
  • aumentare l’attenzione
  • monitorare i progressi del bambino con parametri più precisi
  • rendere accattivanti, coinvolgenti e motivanti le attività
  • mantenere l’aspetto ludico della terapia attraverso le espressioni dei vari personaggi animati protagonisti dei giochi didattici
  • apprendere l’uso del computer

TGC: TERAPIA DI GIOCO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE IN ETÀ PRESCOLARE
 
I principali contributi della TGC consistono nella possibilità di coinvolgere positivamente   bambini in età prescolare e renderlo partecipante attivo al processo di cambiamento. Gli interventi cognitivi e comportamentali sono compresi in un paradigma di terapia di gioco in modo sistematico ed orientato al raggiungimento dello scopo da conseguire.
 
I dieci principi che rendono valido questo tipo di approccio  con i bambini piccoli si fondano sul fatto che la terapia si effettua sul modello educativo e  cognitivo dei disturbi emotivi, è breve e limitata nel tempo. Affinché  la terapia sia efficace è necessaria  una valida relazione affettiva con il bambino, condizione necessaria per poter strutturare la terapia e renderla direttiva al fine di risolvere il disagio. Anche il rispetto delle consegne che vengono impartite  a casa rientra fra i principi terapeutici.

Il ricorso a materiali educativi visivi e manipolabili serve a facilitare i processi di comprensione del bambino e a coinvolgerlo in attività stimolanti e divertenti

Efficacia della TGC

  • coinvolge il bambino nella terapia attraverso il gioco;
  • si focalizza sui pensieri, sui sentimenti, sulle fantasie e sull’ambiente del bambino;
  • propone strategie per lo sviluppo di competenze più adattive;
  • è strutturata, direttiva e orientata ad un obiettivo;
  • comporta l’impiego di tecniche empiricamente dimostrate (es. Modeling);
  • consente un controllo del trattamento.
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