Comunicazione sociale, pragmatica - Centro Ceral

Vai ai contenuti
AREA CLINICA > Psicologia : Disturbi età evolutiva > Disturbi : linguaggio e comunicazione
DISTURBO SEMANTICO-PRAGMATICO DEL LINGUAGGIO O DISTURBO DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE (PRAGMATICA)

Il DSM 5 definisce tale disturbo come:
persistenti difficoltà nell'uso sociale della comunicazione verbale e non verbale che si manifestano attraverso:
  • Deficit nell'uso della comunicazione per scopi sociali
  • Compromissione della capacità di modificare la comunicazione per renderla adeguata al contesto o alle esigenze di chi ascolta
  • Difficoltà nel seguire le regole della conversazione, come il rispetto dei turni o il saper utilizzare i segnali verbali e non verbali per regolare l'interazione
  • Difficoltà nel capire quello che non viene esplicitato chiaramente (fare inferenze) e i significati ambigui
 
Tutte le alterazioni causano limitazioni funzionali nell'ambito della comunicazione, della partecipazione sociale e dei risultati scolastici o professionali.
 
L'esordio avviene nel periodo precoce dello sviluppo e le difficoltà non sono attribuibili a una compromissione dell'udito o ad altri deficit sensoriali, a disfunzioni motorie o altre condizioni mediche o neurologiche.
 
 
COMUNICAZIONE E LINGUAGGIO: SVILUPPO NORMALE E ASPETTI COSTITUTIVI
il linguaggio del bambino: la sintassi, la semantica e la pragmatica

sintassi
capacità di produrre enunciati conformi alle regole della grammatica:
ma in che modo il bambino piccolo la impara? Tanto per cominciare, le regole grammaticali del bambino non sono spesso le stesse di quelle usate dagli adulti che gli stanno intorno. Tuttavia il solo apprendimento della grammatica attraverso  l’imitazione costituisce una spiegazione debole, poiché anche quando il bambino parla con una grammatica simile a quella degli adulti, è assai dubbio che egli sia stato esposto a un campione sufficientemente ampio di regole tali da poter essere apprese per induzione.

semantica
concerne lo studio delle parole e del loro significato. I bambini accedono al significato delle parole attraverso l’esperienza diretta. Lo sviluppo semantico quindi si fonda sulla capacità del bambino di ragionare, capire e formarsi dei concetti sul mondo che lo circonda Alla luce delle attuali conoscenze, sembra altamente improbabile che i bambini apprendano la grammatica per il piacere in sé. Questa conoscenza sembra essere sempre strumentale per fare qualcosa con le parole nel mondo reale, ossia utilizzarle per comunicare significati che altri possano comprendere.

pragmatica
funzione sociale e intenzione comunicativa, ovvero come il bambino “faccia delle cose con le parole”:
il bambino è in grado di fare richieste, di indicare, di ingraziarsi qualcuno, o di promettere, o di aiutare, o di mostrare rispetto mediante l’uso di mezzi comunicativi? Ed è egli in grado di soddisfare le condizioni che la cultura impone ai parlanti che vorrebbero fare queste cose, cioè le condizioni di preparazione, sincerità, essenzialità ed affiliazione?
Questi tre aspetti vengono appresi dal bambino in modo interdipendente.
L’acquisizione del linguaggio “comincia” prima che il bambino emetta i suoi primi enunciati lessico-grammaticali. Essa comincia quando il genitore e il bambino creano un “formato”, come il momento della pappa o del bagnetto,  da cui viene mutuato il termine format”, ossia un contesto, una routine prevedibile, di interazione reciproca, che può servire come un microcosmo per comunicare e costruire una realtà comune.
Le transazioni comunicative che hanno luogo in tali formati costituiscono per il bambino l’ “input” dal quale impara: la grammatica, a far riferimento, a significare, e a realizzare in modo comunicativo le sue intenzioni.
Nei vari disturbi di linguaggio possono presentarsi anche difficoltà semantiche e pragmatiche, tuttavia la maggior parte dei bambini con Disturbo «Semantico-Pragmatico» presentano particolari difficoltà che compromettono lo sviluppo e l’acquisizione di abilità più generali e non solo di quelle linguistiche. Infatti, come si vedrà in seguito nella descrizione del disturbo ai vari livelli di sviluppo del bambino, un bambino con questo tipo di disagio affronterà con difficoltà o turbamento nuove situazioni e proverà  sicurezza e gioia esclusivamente in contesti familiari dove suoni, situazioni, gusti, e persone siano ben conosciuti. Potrebbe tapparsi le orecchie di fronte ad un rumore nuovo o essere capriccioso se arriva a casa una persona poco familiare o estranea.
Il bambino con queste difficoltà può sviluppare un buon lessico, ma le parole verranno prodotte così come le ha memorizzate o verranno ripetute imitando l’adulto senza usarle per creare concetti o per comunicare. Inoltre, può trovare difficoltoso interpretare le intenzioni comunicative, i pensieri e i sentimenti altrui e di conseguenza potrà sentirsi  confuso nelle relazioni e manifestare difficoltà nel  comunicare. Tenderà quindi a stare da solo.

CARATTERISTICHE SIGNIFICATIVE DI UN DISTURBO SEMANTICO-PRAGMATICO DEL LINGUAGGIO NELLE VARIE TAPPE DI SVILUPPO 0 – 3 ANNI
poco esigente e piuttosto passivo;
piange se prova disagio o fame, ma non per richiamare l’attenzione altrui su di sé;
evita il contatto visivo con gli altri;
assenza di versi o lallazione a turno per conversare;
poco partecipe a giocare a «cu cu set-tete» o giochi simili;
turbato dai cambiamenti delle abitudini, luoghi e persone familiari;
può andare nel panico in una situazione nuova;
può ripetere ciò che dite come un’eco (ecolalia);
avere un insolito tono di voce;
fa le cose in modo prestabilito e si arrabbia se vengono modificate;
gioca in modo ripetitivo.
 
·         difficoltà di comunicazione e linguaggio

9 - 13 mesi assenza, scarsa produzione o ritardo nella comparsa di gesti deittici (indicare, dare, mostrare). Il gesto di indicare viene utilizzato dai bambini con due diversi intenti comunicativi:
  • per richiedere un oggetto o un’azione desiderati (intenzione richiestiva)
  • per condividere con l’interlocutore l’interesse/attenzione su un evento esterno (intenzione dichiarativa).

12 - 18 mesi assenza, scarsa produzione o ritardo nella comparsa di gesti referenziali Attraverso questi comportamenti il bambino nomina, racconta o chiede qualcosa. Per esempio il bambino porta un bicchiere vuoto o la mano vuota alla bocca (far finta di bere), porta la cornetta del telefono o la mano vuota all’orecchio (fa finta di parlare al telefono), apre le braccia per comunicare che qualcosa o qualcuno è finito o sparito (non c’è più). Gesti convenzionali (fare con la mano ciao, no) e gesti iconici (mimare l’aereo o un pesce).

16 - 20 mesi assenza, scarsa produzione o ritardo nella comparsa di combinazioni cross-modali (gesti più parole)
equivalenti quando i due elementi hanno un significato analogo (dice “ciao” e nello stesso tempo produce il gesto) e l’uno rinforza l’altro;
complementari se uno dei due (l’indicazione) specifica o disambigua l’elemento particolare a cui la parola si riferisce (“fiore”);
supplementari se i due elementi hanno significati diversi e quindi l’uno aggiunge informazione rispetto all’altro (indica il piccione e dice “nanna”).

resistenza allo svezzamento che costituisce uno dei principali cambiamenti nella vita di un bambino;
avere un interesse ossessivo per certi giochi, video, cartoni;
essere spaventati da certe immagini che compaiono per esempio in TV o da certi suoni, pubblicità, versi di animali;
può mostrare un’alimentazione piuttosto selettiva.

3 - 5 ANNI
  • possono ricordare intere strutture frasali senza sempre comprendere le varie parole. A questa età i genitori cominciano a preoccuparsi poiché nonostante produca il linguaggio il bambino si mostra in ritardo nell’iniziare a comunicare.
  • non sviluppano gradualmente la capacità di produrre o costruire frasi personalizzate
  • ripete meccanicamente ciò che sente poiché  non capendo ciò che è stato detto tende a ripeterlo
  • alcune strutture regolari di linguaggio vengono memorizzate molto bene come  l’alfabeto o i numeri
  • le conversazioni sono complicate poiché il bambino preferisce stare solo e parlare solo per il proprio piacere come recitare spot, cantare e non per relazionarsi
  • forti preferenze e avversioni possono risultare ancora poco evidenti fin quando non verrà esposto a nuove esperienze di socializzazione
  • si sente più sicuro in situazioni familiari
  • potrebbe mangiare solo alcuni tipi di cibi, vedere solo alcuni cartoni o giocare solo con alcuni giocattoli in un modo prefissato
  • può non fare giochi di finzione
  • avere un interesse ossessivo per certi giochi, video, cartoni.
  • essere spaventati da certe immagini che compaiono per esempio in TV o da certi suoni, pubblicità, versi di animali.
  • avere un insolito tono di voce
  • fa le cose in modo prestabilito e si arrabbia se vengono modificate
  • può mostrare un’alimentazione piuttosto selettiva

6 - 8 ANNI
  • sembrano avere buone abilità linguistiche che sorprendono l’ascoltatore, il bambino può avere comunque dei problemi di comprensione; preferisce certi argomenti e parlarne senza cogliere il vero significato
  • il suo eloquio è spesso ripetitivo (fare domande senza interesse per la risposta)
  • l’eloquio varia in base al livello di disagio (totalmente fuori contesto o solo leggermente strano)
  • può distogliere lo sguardo da voi mentre vi parla
  • non comprende come l’intonazione della voce possa alterare il significato di quello che viene detto (domanda vs affermazione)
  • è possibile che non usi l’intonazione corretta ripetendo però quella frase in un’altra situazione o che utilizzi un modo fisso di intonazione
  • produce molto più di quello che realmente comprende
  • confusione nell’uso adeguato dei nomi e dei pronomi personali
  • può sviluppare un interesse quasi assillante per certi eventi
  • quando sono in ansia o eccitati possono fare movimenti particolari
  • l’inizio della scuola può renderlo ansioso
  • avere un insolito tono di voce
  • fa le cose in modo prestabilito e si arrabbia se vengono modificate
  • può mostrare un’alimentazione piuttosto selettiva.

LA TERAPIA DEL DISTURBO SEMANTICO PRAGMATICO.
La terapia del disturbo semantico pragmatico è strettamente correlata alle osservazioni rilevate durante la fase di valutazione del linguaggio e del comportamento del bambino. Le attività proposte durante la terapia vanno messe in relazione alle varie aree di debolezza evidenziate dalla valutazione. Solo in terapia sarà, però, possibile riscontrare altri dati importanti relativi ai comportamenti non verbali paralinguistici e pragmatici dei messaggi comunicativi allo scopo di modificare e arricchire la diagnosi fatta inizialmente. La terapia deve adeguarsi ai continui cambiamenti che il bambino metterà in evidenza durante il percorso clinico. Tra la terapia e il percorso di valutazione c’è, dunque, una interdipendenza per poter effettuare una riabilitazione efficace e mirata. Dal punto di vista del linguaggio le proposte terapeutiche mirano a facilitare l'abilità di comprensione del bambino e a migliorare il versante della produzione.
 
Allo scopo di sollecitare il bambino a organizzare e costruire la propria rete di connessioni semantiche va dato il ruolo chiave alla comunicazione, all'interpretazione e alla comprensione dei significati del linguaggio e va posto prevalentemente l'accento sullo sviluppo dei concetti semantico-lessicali. L'intervento terapeutico di tipo semantico è improntato sia sul significato che sul concetto. In merito al significato la terapia si pone l'obiettivo di attivare i nessi della rete semantica come le classi di oggetti, di situazioni e di eventi. La terapia deve più che altro aiutare il bambino a riflettere sul piano metacognitivo e ad essere più flessibile sul piano della realtà, fornendo al bambino degli strumenti di comprensione dei codici per poter interpretare il mondo che lo circonda. È importante creare attività che sollecitino lo sviluppo della capacità di poter trarre inferenze sul piano semantico, indipendentemente da come viene dato lo stimolo e anche dalla modalità di presentazione dello stimolo stesso. L'intervento non può essere standard per ogni bambino verranno proposte attività relative alle aree di compromissione con una personalizzazione del tipo di intervento in base all'età di sviluppo del bambino e alla gravità dei sintomi riportati.
 
GLI OBIETTIVI PRINCIPALI DA RAGGIUNGERE SONO:
  • capacità di costruire, organizzare e utilizzare categorie semantiche
  • abilità di applicazione dei criteri di raggruppamento e classificazione in modo flessibile e contestualizzato
  • competenze pragmatiche
 
INTERVENTI CON IL BAMBINO PIÙ PICCOLO
  • mantenere il contatto visivo, parte fondamentale della comunicazione
  • elicitare il gesto di indicare che aiuta il bambino a chiedere ciò di cui ha bisogno
  • sviluppare i rapporti logici di causa e effetto
  • fare delle scelte affinché possa comunicare le sue idee, i suoi bisogni e i suoi giudizi
  • fornire ai bambini simboli degli oggetti reali come giochi miniaturizzati immagini
  • organizzare delle attività da fare insieme
  • creare situazioni in cui ci sia una turnazione nel gioco
  • imparare ad ascoltare, a dare istruzioni e ad eseguirle
  • imparare a fare e ad ascoltare richieste
  • riuscire ad ottenere l'attenzione di qualcuno
  • fare domande e dare delle risposte
  • fornire informazioni
  • rispondere con un sì e con un no
  • usare le categorie grammaticali quali i nomi, i verbi, gli aggettivi, le preposizioni
  • creare attività dove il bambino debba interpretare la comunicazione verbale e non verbale
  • renderlo consapevole delle regole della conversazione
  • usare un linguaggio significativo
  • sviluppare la comprensione e la produzione di sequenze temporali
  • sviluppare le abilità lessicali
  • aiutarlo a rendersi consapevole delle intenzioni comunicative e comportamentali altrui
  • parent- training con i genitori
  • teacher- training con le insegnanti
 
uso delle animazioni
  • durante la terapia vengono utilizzate delle animazioni, le quali, oltre a rendere piacevole e attivante la seduta, favoriscono una rappresentazione  delle situazioni sociali naturali che sicuramente non si presentano come statiche! Lo scopo dell’animazione  è quello di favorire l’adattamento sociale in quanto strumento capace di sviluppare la comprensione e la gestione delle situazioni sociali. Il percorso si sviluppa in vari livelli di difficoltà semantiche - pragmatiche – cognitive: ascolto, comprensione, dialogo attraverso domande e  sequenze temporali;
  • durante la prima fase lo scopo consiste nell’attirare l’attenzione del bambino verso lo schermo e di motivarlo a osservare quanto proiettato. Le scene dei cartoni animati sono accompagnate da canzoni orecchiabili, produzione di gesti comunicativi deittici e referenziali, dialoghi semplici e suoni onomatopeici. Questo  primo livello ha lo scopo di sviluppare le prime forme di comunicazione attraverso l’attenzione congiunta e la creazione di un argomento da condividere e di cui parlare. Si utilizzano strategie semantiche per l’individuazione, la condivisione e la comprensione di elementi nell’evento narrato e delle loro relazioni;
  • in una seconda fase si tende a  sviluppare le prime competenze morfosintattiche con la produzione di strutture  grammaticali via via più complesse e la comprensione delle prime forme di relazione che avvengono tra i vari personaggi, i vari punti di vista, le varie emozioni che esprimono (felice, arrabbiato, annoiato, spaventato, triste, stanco), cosa desiderano, le espressioni facciali che comunicano intenzioni, prosodia utilizzata. Inoltre, vengono affinate le abilità linguistiche e di interpretazione di eventi.
 
USO DEI SOFTWARE IN TERAPIA
Durante l’intervento terapeutico con il bambino, presso il nostro studio, vengono utilizzati numerosi e aggiornati software. Questi strumenti, concepiti e realizzati in base alle più recenti ricerche scientifiche riguardanti i molteplici disturbi dell’età evolutiva, in ambito cognitivo e metacognitivo, del linguaggio, emotivo-relazionale e dell’apprendimento, hanno la caratteristica di:
  • velocizzare i processi di apprendimento del bambino
  • offrire un’ampia gamma di attività
  • implementare attività selezionate e mirate
  • aumentare l’attenzione
  • monitorare i progressi del bambino con parametri più precisi
  • rendere accattivanti, coinvolgenti e motivanti le attività
  • mantenere l’aspetto ludico della terapia attraverso le espressioni dei vari personaggi animati protagonisti dei giochi didattici
  • apprendere l’uso del computer

TGC: TERAPIA DI GIOCO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE IN ETÀ PRESCOLARE

I principali contributi della TGC consistono nella possibilità di coinvolgere positivamente i   bambini in età prescolare e renderli partecipanti attivi nel processo di cambiamento. Gli interventi cognitivi e comportamentali sono compresi in un paradigma di terapia di gioco in modo sistematico ed orientato al raggiungimento dello scopo da conseguire.
 
I dieci principi che rendono valido questo tipo di approccio  con i bambini piccoli si fondano sul fatto che la terapia si effettua sul modello educativo e  cognitivo dei disturbi emotivi, è breve e limitata nel tempo. Affinché  la terapia sia efficace è necessaria  una valida relazione affettiva con il bambino, condizione necessaria per poter strutturare la terapia e renderla direttiva al fine di risolvere il disagio. Anche il rispetto delle consegne che vengono impartite  a casa rientra fra i principi terapeutici.
Il ricorso a materiali educativi visivi e manipolabili serve a facilitare i processi di comprensione del bambino e a coinvolgerlo in attività stimolanti e divertenti.

Efficacia della TGC
  • coinvolge il bambino nella terapia attraverso il gioco;
  • si focalizza sui pensieri, sui sentimenti, sulle fantasie e sull’ambiente del bambino;
  • propone strategie per lo sviluppo di competenze più adattive;
  • è strutturata, direttiva e orientata ad un obiettivo;
  • comporta l’impiego di tecniche empiricamente dimostrate (es. Modeling);
  • consente un controllo del trattamento.
Torna ai contenuti | Torna al menu