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DEPRESSIONE

Che cos'è la depressione?

“Va detto con forza che la depressione non è qualcosa di immaginario, non è un castigo divino, non è dovuta a colpe personali, a egoismo o a una particolare debolezza di carattere. Non è neppure uno stato d’animo che si può superare da soli con uno sforzo di volontà.
È un disturbo frequente, anzi il disturbo psicologico che causa maggiore sofferenza e disabilità nella popolazione”.
 
La depressione si trova ad un estremo della condizione dell’umore che vede nell’estremo opposto l’euforia. Lungo questo continuum vi sono momenti di tristezza e demoralizzazione, anche frequenti e inevitabili, che non è facile distinguere dalla vera e propria depressione.

Negli anni ’60 Aaron T. Beck sostenne che la depressione è caratterizzata da 3 schemi negativi di pensiero
  • su noi stessi eccessiva autocritica: il soggetto depresso attribuisce a se’ la responsabilità di eventi negativi e agli altri o al caso quella dei positivi (sono una fallita!)
  • sul mondo visto come ingiusto e ostile: ricorda solo notizie disastrose o critiche e dimentica complimenti (la vita è ingiusta!)
  • sul futuro sfiducia e pessimismo: prevede che niente funzionerà (non ce la farò mai!)
Si può parlare di depressione quando l'umore particolarmente basso si presenta per un periodo di almeno 15 giorni.

I sintomi più frequenti nella depressione sono:
  • Stato d'animo di tristezza  abbattimento,
  • sentirsi giù per la maggior parte del giorno quasi ogni giorno;
  • la tristezza con l'angoscia sono di solito maggiori in un particolare momento della giornata, perlopiù al mattino
  • Perdita di interesse e di piacere nei confronti di attività che prima piacevano
  • Senso di valere poco, di essere un fallito, di essere inutile, o senso di vuoto
  • Senso di colpa eccessivo,  convinzione di essere indegni
  • Difficoltà a concentrarsi a lungo nelle cose che si fanno e di prendere decisioni anche piccole
  • Incapacità di pensare lucidamente
  • Disturbi del sonno: chi ha depresso si può svegliare troppo presto al mattino senza sentirsi riposato      o può avere difficoltà nell'addormentarsi. Ci sono però persone depresse      che dormono troppo
  • Cambiamenti dell'appetito: per lo più le persone depresse perdono appetito, dimagriscono oppure mangiano      di più, come se cercassero conforto o distrazione nel cibo
  • Agitazione irrequietezza o invece rallentamento nel fare le cose
  • Riduzione dell'energia facile  stanchezza e spossatezza
  • Pensieri  ricorrenti che non vale la pena di vivere o pensieri di morte e di suicidio
 
Tutti questi sintomi sono accompagnati da modifiche del comportamento. La persona depressa fatica a prendersi cura del proprio aspetto, della sua igiene, partecipa meno alla vita familiare, frequenta meno gli amici, si isola, ha maggiori difficoltà sul lavoro o a scuola il suo rendimento può peggiorare molto
 
La persona depressa è pessimista e irritabile; sembra strano ma chi è depresso è spesso intollerante non solo verso i propri difetti, reali o immaginari, ma anche verso i difetti e gli sbagli degli altri. Nell'anziano le difficoltà di memoria possono essere tali da dar luogo a un quadro di apparente demenza.
 
Diverse statistiche riportano dati interessanti riguardo gli episodi depressivi che colpiscono l’intera popolazione in un anno: fino al 10% degli adulti, il 4% degli adolescenti, il 2% dei bambini hanno un episodio di depressione che dura almeno due settimane.
 
Circa il 15% della popolazione vive un episodio depressivo almeno una volta nella vita. Avere un episodio depressivo predispone la persona ad averne altri.

Nella maggior parte dei casi insorge per la prima volta tra i 20 e i 50 anni: particolari condizioni di vita, come lutti, disoccupazione, gravidanze o povertà possono però essere tra le cause scatenanti anche in altri momenti della vita.  
 
Secondo le previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’anno 2020 la depressione sarà la seconda causa di malattia, dopo le malattie cardiovascolari, in tutto il mondo, Italia compresa.
 
Calcolando in due o tre il numero dei familiari interessati per paziente, possiamo ipotizzare complessivamente il numero delle persone coinvolte indirettamente dal disturbo depressivo di 4-5 milioni. È facilitata da mancanza di abilità sociali e assertività

CAUSE DELLA DEPRESSIONE.
Per spiegare le cause della depressione facciamo riferimento alle teorie principali che sono biologiche, genetiche e psico-sociali.
 
Cause biologiche. Studi fatti in laboratorio documentano cambiamenti nella regolazione dei cosiddetti neurotrasmettitori come serotonina e noradrenalina, sostanze chimiche che controllano nel cervello il passaggio degli impulsi nervosi. La diminuzione della Noradrenalina porta a minore iniziativa nelle attività quotidiane, quella della Serotonina porta a un peggioramento del sonno e a interagire peggio con gli altri e aumenta la tendenza a pensare ossessivamente le stesse cose.
Sono stati osservati anche cambiamenti della concentrazione di alcuni ormoni e nel sistema immunitario.
Cause genetiche. I pazienti di primo grado di una persona con disturbo depressivo maggiore hanno un rischio 2/3 volte più alto di avere nella loro vita un episodio depressivo.
Cause psico-sociali. Il rischio di depressione è maggiore nelle persone tese, con scarsa stima di sé, tendenti al pessimismo, poco fiduciose. Gli episodi depressivi possono essere preceduti e favoriti da eventi e situazioni stressanti, che vengono vissuti da chi è portato alla depressione, come difficoltà o perdite gravi e insuperabili o come fallimenti.
 
Lutti, separazioni, uscita di figli di casa, difficoltà nei rapporti con i familiari, gravi conflitti e incomprensioni con altre persone, malattie fisiche, soprattutto se croniche, bocciature, cambiamenti di classe, scuola, licenziamenti, fallimenti dei propri lavori, cambiamenti di città, di casa, di giro di amicizie, oppure essere stati vittime di un reato o avere problemi giudiziari, sono eventi e situazioni stressanti che hanno un impatto tanto più grave quanto più alla persona mancano le abilità per affrontarli efficacemente.

Gli eventi e situazioni stressanti non causano la depressione ma vi danno origine o l’aggravano se la persona crede di non poter in alcun modo controllare e padroneggiare la situazione.
 
È importante differenziare una reazione di lutto normale dalla depressione. Una reazione di tutto normale può ovviamente essere fonte di molta sofferenza, ma dura da 2 a 6 mesi e migliora nel tempo senza trattamenti specifici.
 
Raramente inoltre causa marcate e prolungate difficoltà sul lavoro e nelle attività della vita quotidiana. Se i sintomi elencati sono ancora frequenti e gravi dopo più di 2 mesi si deve cominciare a sospettare la presenza di una depressione. Se come spesso succede gli episodi depressivi sono più di uno, il primo episodio di solito inizia dopo un evento o in una situazione stressante mentre negli episodi successivi il collegamento con un fattore scatenante può essere meno evidente o apparentemente assente.
 
Talvolta invece i sintomi della depressione compaiono senza fattori scatenanti, senza che sia avvenuto niente di particolare, come se improvvisamente si girasse un interruttore.

La passività, nella depressione, a volte viene premiata ossia «rinforzata» dall’ambiente.
 
La persona «malata» riceve maggiore sostegno, concessioni speciali. Le persone possono diventare passive e rinunciatarie generando quello che Seligman definisce Impotenza appresa. Ogni comportamento che viene seguito da una gratificazione (rinforzo) tende ad essere appreso e automatizzato. È importante tenere presente che non è gratificante solo ciò che è piacevole, ma lo è ancora di più la cessazione di qualcosa che è spiacevole (rinforzo negativo, evitamento): “Se non esco non incontro nessuno e non dovrò affrontare nessuna conversazione e nessuno penserà che sono stupida o pallosa, sto così bene a casa mia, non mi alzo neanche dal letto”
 
I rinforzi sono tutte cose o situazioni che corrispondono a un bisogno o desiderio e che procurano appagamento, piacere, soddisfazione, distensione e cessazione dell’ansia.
 
(bevanda, complimento, shopping, film, sport, gioco, attività sociale, sesso, viaggi,…) I nostri comportamenti sono influenzati dalle loro conseguenze in maniera proporzionale.

CONSEGUENZE DELLA DEPRESSIONE.
 
Chi è depresso può isolarsi, lavorare in modo meno efficiente, trascurare le sue responsabilità, fare ricorso ad alcool o droghe, quasi come a farmaci, per cercare di alleviare la sua sofferenza che invece a lungo termine peggiora. Suicidi e tentati suicidi non mancano invece negli adolescenti depressi, tra i quali sembrano anzi in aumento.
 
Anche il famigliare della persona depressa, come dimostrato da ricerche, subisce delle conseguenze stando vicino al malato poiché, in un certo senso si fa contagiare dal suo umore, parla meno, sorride meno.
 
Un'altra con le conseguenze della depressione è la vergogna di essere depresso e di non riuscire a superare la depressione. Si entra così in una specie di circolo vizioso infernale. Il primo passo verso la ripresa consiste proprio nel considerare la depressione come una condizione comune, di cui non vergognarsi e che anzi sta dimostrare una certa sensibilità. Chi accetta di essere depresso paradossalmente trova più facile affrontare e sconfiggere la depressione

TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE NELLA DEPRESSIONE

La Terapia Cognitivo Comportamentale si fonda sull’uso combinato di tecniche sia comportamentali che cognitive.

Le Tecniche Comportamentali vengono impiegate prevalentemente nella prima fase dell’intervento trattamento al fine di sollecitare l' ATTIVAZIONE COMPORTAMENTALE da parte della persona, in quanto, i sintomi depressivi ne mutano sensibilmente il comportamento, la vita e le attività di tutti i giorni. I numerosi cambiamenti quotidiani nello stile di vita personale causano un peggioramento del problema stesso; la scarsa motivazione o energia conduce  la persona depressa a diminuire le proprie attività e responsabilità e a trascurare i propri impegni, consentendo, così, a che siano gli altri a dover prendere decisioni.
 
Riducendo gli impegni si è sempre meno motivati, con meno energie e più stanchi, innescando, così, un circolo vizioso che peggiora il tono dell’umore.
 
Come l’ansia è alimentata da preoccupazioni su eventuali prossime catastrofi, la depressione si mantiene su pensieri negativi riguardo il passato.
 
Scegliere di non fare più ciò che di solito si ritiene piacevole, ostacola la possibilità di sperimentare positivamente sentimenti e situazioni.
 
Le responsabilità giornaliere e  gli impegni di lavoro si affastellano poiché non c’è l’energia per compierli, e solo pensare a quel  crescente numero di attività non svolte può causare sensi di colpa o convalidare la propria di inadeguatezza, di incapacità o di fallimento, aggravando, così, ulteriormente lo stato di depressione. Per rompere questo circolo vizioso e innescare un circolo virtuoso si devono aumentare gradualmente il livello corrente di attività, e, particolarmente di quelle più piacevoli. Ciò consente di rivolgere il pensiero ad altro, di evitare di “ruminare” e di volgere lo sguardo verso il futuro per riprendere, gradualmente, il controllo della propria vita e delle proprie emozioni positive.
 
Quando si è in uno stato depressivo anche singole abilità che prima non richiedevano alcun impegno, diventano ostacoli enormi da superare e sembrano richiedere tanta energia.

Le Tecniche Cognitive permettono a chi è depresso di acquisire maggiore consapevolezza dei propri convincimenti e ad imparare a modificarli, alleviando così la propria sofferenza.
 
Il fondamento della Terapia Cognitivo Comportamentale dei disturbi dell’umore è rappresentato dal concepire che: "Come pensi influisce su come ti senti”. Specialmente durante episodi di intensa depressione, le persone non riescono a capire che il loro modo di pensare influenza il loro stato d’animo e che, pertanto, tale modo di pensare assume una funzione importante di mediazione tra la situazione concreta, l'emozione che ne scaturisce, la conseguente reazione fisiologica.
 
Le Tecniche Cognitive mirano a modificare i pensieri e le emozioni disfunzionali partendo dal cambiamento dei comportamenti. Questa valutazione permette di fissare obiettivi:

Semplici, Misurabili, fatti di Azioni, Realistici, in un Tempo determinato (S.M.A.R.T.), stabilendone priorità e importanza.

Per esempio, per aiutare il paziente ad analizzare i suoi pensieri automatici si parte dalla spiegazione dell’A-B-C cognitivo e dall’importanza dell’assertività come abilità nelle relazioni con gli altri. Nella terapia si usano Training sull’ Assertività, Role Playng, Mindfullness in un clima di empatia e dialogo aperto
 
Una volta individuate le situazioni che provocano maggiore malessere si valuta l’intensità dei sintomi e l’eventualità di una consulenza neuropsichiatrica per l’utilizzo di un farmaco.
Bisogna sempre tenere presente che i farmaci possono essere importanti nel migliorare il tono dell’umore, ma non migliorano le nostre abilità sociali e non correggono i modi disfunzionali di pensare che ci portano a commettere gli stessi errori.
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