Disprassia - Centro Ceral

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AREA CLINICA > Psicologia : Disturbi età evolutiva
DISPRASSIA : DISTURBO DELLO SVILUPPO DELLA COORDINAZIONE DEL MOVIMENTO, GOFFAGGINE

La Disprassia è l'incapacità di compiere movimenti volontari, coordinati sequenzialmente tra loro, in funzione di uno scopo. La loro difficoltà nell'organizzazione del movimento può incidere negativamente sull'apprendimento scolastico. I bambini disprassici imparano, ma con difficoltà trovano strategie per generalizzare le competenze apprese. E’ più comune nei maschi piuttosto che nelle femmine e causa goffaggine, difficoltà nell'organizzare il lavoro e nel seguire delle istruzioni.

Nella letteratura scientifica il termine disprassia è sinonimo di goffaggine, maldestrezza ed è il contrario di abilità, destrezza, competenza, scioltezza.
 
Il bambino è il più delle volte poco compreso e, spesso, rimproverato come colui che si presenta ”imbranato” , che sbatte continuamente, che cade, che corre pesantemente, che non sa disegnare, scrivere, organizzare giochi tranquilli che richiedono abilità di motricità fine e coordinazione oculo-manuale, che bagna spesso la tovaglia, che si sporca la maglia quando mangia, che non sa “ancora” allacciarsi le scarpe, che ha difficoltà ad aprire la porta con le chiavi, che non riesce a vestirsi poiché mette prima il pantalone e poi le mutande, che non riesce ad abbottonarsi la camicia o il pantalone, ecc.
 
L’ incapacità del mondo adulto (insegnanti, genitori, ecc) di cogliere il reale problema del bambino e la “giusta inconsapevolezza” del bambino di avere un disturbo può creare enormi disagi emotivi e senso di frustrazione, il quale oltretutto a causa di questa povertà di strategie a disposizione (che hanno valore predittivo), potrebbe avere un disturbo di apprendimento in età scolare (lettura, scrittura, calcolo)

DIVERSI TIPI DI DIPRASSIA
 
Nella pratica clinica distinguiamo:
 
  • disprassia primaria o pura (in assenza di segni neurologici e che si presenta isolatamente)
  • disprassia secondaria, legata cioè alla presenza di altre patologie, quali sindrome di Williams e di Down, Disturbo pervasivo dello sviluppo, ADHD, Paralisi cerebrale.

Oltre a questa distinzione, esistono poi diverse categorie “funzionali” di disprassia:
 
  • disprassia generalizzata;
  • disprassia verbale/orale;
  • disprassia dello sguardo;
  • disprassia della scrittura e del disegno;
  • disprassia costruttiva.

Queste tipologie solitamente si presentano associate nel bambino, con un aspetto maggiormente coinvolto, e segni sfumati di una o più delle altre difficoltà.

La Disprassia si può presentare con diverse sfaccettature come nel caso di bambini che “non sanno cosa fare”, oppure, bambini che sanno cosa fare ma non sanno “come farlo”. Ad esempio:
in un compito di copia di una casetta, c’è il bambino che non sa cosa fare, e può così rifiutarsi di iniziare, oppure, disegna ma non tiene conto del risultato;
  • viceversa c’è il caso del bambino che non sa come farlo e, tentando, si rende conto mentre disegna che ciò che sta facendo non va bene, è frustrato, strappa il foglio, cancella;
  • un altro caso è quando il bambino pensa di saperlo fare ma alla fine si rende conto che il risultato non corrisponde alle sue intenzioni iniziali.

Appare chiaro che il problema della disprassia riguarda l’intenzione in relazione alle abilità.

La mancata acquisizione può essere imputata a:
mancato sviluppo del feed-forward che riguarda la preparazione dell’azione
  • deficit del feed-back nel corso dell’azione
  • difficolta di verifica del risultato.

I bambini “goffi” o disprattici presentano un esame neurologico negativo, coordinazione normale e così pure l’energia del movimento, le funzioni sensoriali e il livello intellettivo. Nonostante ciò presentano goffaggine, appaiono maldestri ed impacciati nei loro movimenti quotidiani; spesso questa goffaggine si associa a disturbi del linguaggio, molti di essi hanno grandi difficoltà ad apprendere la scrittura e soprattutto il disegno.
 
Sono bambini “intelligenti” ma nei test di intelligenza emerge una forte discrepanza tra il quoziente intellettivo verbale e quello di performance.
 
Quando anche il quoziente intellettivo verbale è basso spesso il bambino presenta una Disprassia verbale associata.
 
La Disprassia non è un disturbo motorio, in quanto le prassie ed azioni sono sistemi di movimenti coordinati in funzione di un’intenzione e di un risultato.
 
Per rendere più semplice questo concetto possiamo considerare l’esempio ”bere da un bicchiere”. Questa azione, apparentemente semplice ed automatica, include una serie di sistemi di movimenti, cognizione e previsione dell’esecuzione del gesto in vista di un risultato.
 
 
“bere da un bicchiere”

  • Si deve considerare la direzione e la distanza tra sé e l’oggetto per poter allungare il braccio fino al bicchiere.
  • Bisogna organizzare la presa del bicchiere con la mano considerando:
  • se il bicchiere è di plastica oppure di vetro(se non considerassimo questo potremmo stringere troppo un bicchiere di plastica schiacciandolo o, viceversa, stringere meno per un bicchiere di vetro e vedercelo scivolare tra le dita anziché afferrarlo);
  • la quantità di liquido presente nel bicchiere per dosare il movimento di sollevamento che ne considera il peso (un bicchiere di plastica vuoto è leggerissimo e, se lo considerassimo come uno di vetro pieno, lo solleveremmo fino a farlo volare);
  • la grandezza dell’oggetto per aggiustare la presa;
  • Per portare il bicchiere alla bocca bisogna riconsiderare la distanza tra l’oggetto e sé e, ATTENZIONE, non sollevarlo troppo altrimenti rigoli d’acqua scivoleranno lungo le gote;
  • Sarebbe inoltre opportuno considerare il tipo di liquido presente nel bicchiere e se il bambino lo ritiene adatto alla sua età.
  • Attraverso l’intervento educativo specialistico il bambino può imparare strategie, acquisire funzioni per un adeguato adattamento.
  • Ma soprattutto, genitori ed insegnanti, evitate di scrivere sul compito del bambino “RISCRIVI O RIDISEGNA CON ORDINE ED IMPEGNO!”, sa di punizione, non aiuta il bambino a superare il suo problema, lo etichetta come disordinato , poco impegnato e  lede la sua autostima.

CARATTERISTICA DEL DISTURBO È  L'ESECUZIONE SCORRETTA DI UNA SEQUENZA MOTORIA.
  • L'alterazione spazio-temporale della sequenza gestuale è spesso associata a movimenti aggiuntivi e non richiesti.
  • L’attività motoria anche se eseguita rapidamente ed in apparenza abilmente, può risultare inefficace e scorretta nonostante siano integre le funzioni volitive, la forza e il tono muscolare, la coordinazione e la disposizione a collaborare. La disprassia si associa frequentemente a disturbi di linguaggio, di percezione e di elaborazione del pensiero.
  • Il linguaggio può comparire deficitario nella morfo-sintassi e negli aspetti fono-articolatori.
  • La percezione del linguaggio può risultare inadeguata per difficoltà nell'integrazione delle informazioni periferiche all'azione.
  • Il pensiero scarsamente organizzato nei vari contenuti.
  • Il bambino disprattico utilizza funzioni prevalentemente acquisite in modo stereotipato, con povertà strategica e ridotto ricorso a strategie d'esecuzione alternative.
  • Attraverso un esercizio quotidiano può svolgere senza estreme difficoltà le varie attività.
  • Le difficoltà a pianificare nuove strategie e a generalizzare quelle acquisite, rendono difficoltosa l'acquisizione di nuovi compiti.

IL BAMBINO PRESENTA RIDOTTE CAPACITÀ DI:
 
  • rappresentazione degli schemi d'azione dell'oggetto su cui agire;
  • dell'intera azione;
  • delle sequenze che la compongono;
  • difficoltà di pianificazione dell’azione;
  • ad avviare i programmi esecutivi;
  • a prevedere il risultato finale dell'azione;
  • a controllare le sequenze e l'intera attività;
  • a verificare e eventualmente correggere l'azione.

IL BAMBINO PRESENTA DIFFICOLTÀ A:
  • allacciare le scarpe
  • abbottonare
  • scrivere
  • disegnare
  • copiare
  • assemblare puzzle
  • costruire modelli
  • copiare modelli
  • giochi di pazienza
  • giochi di costruzione
  • giocare a palla
  • lanciare ed afferrare una palla
  • fare attività sportive
  • comprendere percorsi
  • nel linguaggio: articolazione di fonemi, produzione corretta delle sequenze fonologiche, morfo-sintassi, funzione  narrativa.

PROBLEMATICHE ASSOCIATE
 
  • goffaggine: movimenti impacciati, alterati nelle sequenze temporali, maldestri e poco o  affatto  efficaci;
  • posture inadeguate: dipendenti da scarsa consapevolezza del proprio corpo, le quali interferiscono sia sul mantenimento di un buon equilibrio sia sulla coordinazione del movimento;
  • confusione della lateralità: difficoltà ad orientarsi nello spazio e di trovare il proprio posto in una situazione nuova;
  • problemi di consapevolezza del tempo: difficoltà nel rispetto degli orari e nel ricordare i compiti nella giornata;
  • problemi a portare vestiti in modo confortevole;

LA DISPRASSIA ORALE E/O VERBALE
 
La disprassia orale è un disturbo caratterizzato da difficoltà nel portare a buon fine un progetto motorio che riguarda l’oralità, sia essa intesa come capacità di gestire il cibo e di attuare la spinta del bolo nell’esofago, sia intesa come abilità nel produrre movimenti fonoarticolatori.
 
La disprassia verbale. Le difficoltà prassiche si circoscrivano alla sola produzione dei fonemi con abilità deglutitorie nella norma.
 
La “Disprassia Verbale” è stata descritta da alcuni clinici come un disturbo dell’apprendimento sequenziale del linguaggio espressivo che interessa suoni e fonemi che hanno lo stesso punto di articolazione o simile pattern acustico.
 
Il disturbo incide sull’ abilità ad eseguire specifici movimenti con gli organi articolatori ai fini dell’espressione verbale producendo un fallimento nella programmazione ed esecuzione dei movimenti necessari per il linguaggio espressivo. La difficoltà non riguarda la capacità di trovare la parola giusta, ma nel trasferirla agli organi articolatori per esprimerla, o produrla nella giusta sequenza e al giusto ritmo melodico. Ciò che si osserva nel soggetto è la produzione di errori che interessano le sillabe, o una difficoltà/incapacità nell’iniziare ad articolare del tutto la parola. I bambini che hanno questo tipo di patologia hanno bisogno di ricevere messaggi più corti e più lenti, tendono ad esprimersi a gesti e hanno spesso una ridotta mimica facciale.
 
Il deficit può interessare la muscolatura della lingua, delle labbra e del velo: il bambino è incapace di compiere movimenti della lingua, le labbra rimangono semiaperte con continua perdita di saliva ed è compromessa la capacità di produzione della parola e di emissione di suoni a comando. È possibile che il velo non si contragga in sincronia con la contrazione dei muscoli respiratori ai fini del linguaggio e si contragga invece nel movimento automatico della deglutizione (Sabbadini 1995).

DISPRASSIA IN ETA’ PRESCOLARE
 
  • Nel primo anno di vita si possono notare un ritardo o mancato sviluppo della lallazione, un’assenza nell’utilizzo dei gesti e della produzione verbale.
  • La lingua può presentare diversi gradi di ipotonia, può essere presente inoltre scialorrea di grado variabile più evidente nell’atto alimentare. Può essere presenti difficoltà nell’acquisire alcuni fonemi, come “r, l, z, k, g”.
  • Il bambino produce suoni isolati ma non parole, ha difficoltà nell’articolare le parole e a due anni ne produce meno di 50, ha un repertorio limitato di gesti e non coordina i gesti al ritmo di una canzone.

ETA’ SCOLARE
 
In età scolare il bambino presenta facile distraibilità e tempi d’attenzione molto brevi: fa fatica a seguire le spiegazioni dell’insegnate e a mantenere l’attenzione costante per un tempo prolungato e necessario allo svolgimento del compito.
 
Presenta difficoltà di apprendimento (in particolare disgrafia), lentezza esecutiva, difficoltà in matematica e nell’elaborazione scritta di storie, difficoltà grafo-motorie e di disegno.

La diagnosi di disprassia richiede un’accurata valutazione per mettere appunto un profilo funzionale del bambino finalizzato al progetto terapeutico.
 
È necessario effettuare una valutazione che tenga conto degli indici sia qualitativi che quantitativi, basandosi non solo sui valori riportati dai vari test standardizzati e tarati per fasce d’età, ma osservando anche:
 
  • come il bambino esegue il compito
  • quali strategie di organizzazione mette in atto per giungere al risultato
  • quale atteggiamento assume durante l’esecuzione della prova e il grado di tolleranza della frustrazione per l’eventuale non riuscita.

Una valutazione cognitiva contribuirà ad individuare il livello di età mentale in rapporto all’età cronologica.
 
L’anamnesi di questi bambini spesso evidenzia:
 
  • immaturità e basso peso alla nascita
  • prematurità e/o problemi pre / perinatali
  • lieve ritardo nella deambulazione
  • difficoltà a salire e scendere le scale
  • difficoltà ad usare la bicicletta
  • difficoltà nelle autonomie della vita quotidiana.
 
Spesso vengono segnalati perché non vogliono disegnare. Solo in seguito ad una valutazione accurata sarà possibile creare un progetto terapeutico individualizzato e specifico per il bambino. Per permettere al bambino l’acquisizione di strategie per il recupero delle proprie fragilità e il potenziamento delle risorse già presenti è fondamentale che si intervenga precocemente e in modo mirato rispetto alle varie difficoltà.

USO DEI SOFTWARE IN TERAPIA
 
Durante l’intervento terapeutico con il bambino, presso il nostro studio, vengono utilizzati numerosi e aggiornati software. Questi strumenti, concepiti e realizzati in base alle più recenti ricerche scientifiche riguardanti i molteplici disturbi dell’età evolutiva, in ambito cognitivo e metacognitivo, del linguaggio, emotivo-relazionale e dell’apprendimento, hanno la caratteristica di:
 
  • velocizzare i processi di apprendimento del bambino
  • offrire un’ampia gamma di attività
  • implementare attività selezionate e mirate
  • aumentare l’attenzione
  • monitorare i progressi del bambino con parametri più precisi
  • rendere accattivanti, coinvolgenti e motivanti le attività
  • mantenere l’aspetto ludico della terapia attraverso le espressioni dei vari personaggi animati protagonisti dei giochi didattici
  • apprendere l’uso del computer

TGC: TERAPIA DI GIOCO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE IN ETÀ PRESCOLARE
 
I principali contributi della TGC consistono nella possibilità di coinvolgere positivamente   bambini in età prescolare e renderlo partecipante attivo al processo di cambiamento. Gli interventi cognitivi e comportamentali sono compresi in un paradigma di terapia di gioco in modo sistematico ed orientato al raggiungimento dello scopo da conseguire.

I dieci principi che rendono valido questo tipo di approccio  con i bambini piccoli si fondano sul fatto che la terapia si effettua sul modello educativo e  cognitivo dei disturbi emotivi, è breve e limitata nel tempo. Affinché  la terapia sia efficace è necessaria  una valida relazione affettiva con il bambino, condizione necessaria per poter strutturare la terapia e renderla direttiva al fine di risolvere il disagio. Anche il rispetto delle consegne che vengono impartite  a casa rientra fra i principi terapeutici.
 
Il ricorso a materiali educativi visivi e manipolabili serve a facilitare i processi di comprensione del bambino e a coinvolgerlo in attività stimolanti e divertenti

Efficacia della TGC
 
  • coinvolge il bambino nella terapia attraverso il gioco;
  • si focalizza sui pensieri, sui sentimenti, sulle fantasie e sull’ambiente del bambino;
  • propone strategie per lo sviluppo di competenze più adattive;
  • è strutturata, direttiva e orientata ad un obiettivo;
  • comporta l’impiego di tecniche empiricamente dimostrate (es. Modeling);
  • consente un controllo del trattamento.
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