DSM 5 - Centro Ceral

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DSM

Il DSM 5 è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali,  quinta edizione, redatto dall' American Psychiatric Association (APA) nel 2013 è utilizzato dai clinici e dai ricercatori per diagnosticare e classificare i disturbi mentali negli Stati Uniti e nel mondo intero.
 
Questo nuovo manuale è il frutto del lavoro e del contributo di più di 1500 esperti statunitensi ed internazionali di diversi campi della medicina e della salute mentale. Un versione preliminare dei criteri diagnosti è stato disponibile online per ricevere commenti aperti a tutti e sono stati registrati più 13mila commenti da parte di utenti e operatori della salute mentale, professionisti sanitari e organizzazioni del settore. Ogni commento è stato valutato e considerato dalla Task Force e dal gruppo di lavoro del DSM 5.
La pubblicazione del manuale è una importante pietra miliare  nella revisione delle classificazioni e dei criteri diagnostici dei disturbi mentali, iniziato nel 1994 e che riflette un ventennio di progressi scientifici e di esperienze cliniche.
Nel corso degli anni il manuale, arrivato ora alla 5ª edizione, è stato redatto tenendo in considerazione l'attuale sviluppo e i risultati della ricerca psicologica e psichiatrica in numerosi campi, modificando e introducendo nuove definizioni di disturbi mentali: la sua ultima edizione classifica un numero di disturbi mentali pari a tre volte quello della prima edizione.
 
In tutto il manuale, i disturbi sono contestualizzati sulla base del sesso, età e cultura. Infatti i disturbi sono ora organizzati all’interno di ogni capitolo lungo lo sviluppo del corso della vita; le condizioni evidenti nell’infanzia non sono più descritte separatamente ma integrate in tutto il manuale
 
La prima versione risale al 1952 (DSM-I) e fu redatta dall' American Psychiatric Association (APA), come replica degli operatori nell'area del disagio mentale Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nel 1948 aveva pubblicato un testo, la classificazione ICD esteso pure all'ambito dei disturbi psichiatrici. Da allora vi sono state ulteriori edizioni: nel 1968 la DSM-II, nel 1980 la DSM-III, nel 1987la DSM-III-R (edizione rivisitata), nel 1994 la DSM-IV, nel 2000 la DSM-IV-TR (testo revisionato) e nel 2013 la DSM-5.
 
Sono state anche effettuate piccole modifiche nelle ristampe di alcune versioni intermedie; particolarmente significativa la settima ristampa del DSM-II, che nel 1972 espulse l'omosessualità dalla classificazione psicopatologica.
 
Il manuale DSM-5 è stato pubblicato nel maggio 2013 negli USA, in Italia nel 2014.
 
Il manuale, secondo gli intendimenti degli autori e dell'APA, dovrebbe essere:

  • nosografico: i quadri sintomatologici sono descritti a prescindere dal vissuto del singolo, e sono valutati in base a casistiche frequenziali.
  • ateorico: non si basa su nessun tipo di approccio teorico.
  • assiale: raggruppa i disturbi su 5 assi, al fine di semplificare e indicare una diagnosi standardizzata.
  • su basi statistiche: si rivolge ad esse in quanto il sintomo acquista valore come dato frequenziale; i concetti statistici di  media, frequenza, moda, mediana, varianza, correlazione, ecc. giungono ad essere essi stessi il "solco" mediante il quale si valuta la presenza o meno di un disturbo mentale.

I disturbi mentali vengono definiti in base a quadri sintomatologici e questi ultimi sono raggruppati su basi statistiche.
 
Si tratta di un manuale che raccoglie attualmente più di 370 disturbi mentali, descrivendoli in base alla prevalenza di determinati sintomi (per lo più quelli osservabili nel comportamento dell'individuo, ma non mancano riferimenti alla struttura dell'io e della personalità). Il problema della malattia mentale non è un problema esclusivamente biologico o organicista come si credeva in passato (a tal proposito si parla di “riduzionismo biologico”), l'approccio attuale è necessariamente un approccio “multidisciplinare”: la malattia mentale è in sé stessa multifattoriale e ciò comporta che si tenga conto di tutti i diversi paradigmi di spiegazione. Il disturbo mentale è il risultato di una “condizione sistemica” in cui rientrano: il patrimonio genetico, la costituzione, le vicende di vita, le esperienze maturate, gli stress, il tipo di ambiente, la qualità delle comunicazioni intra ed extra-familiari, l'individuale diversa plasticità cerebrale, i meccanismi psicodinamici, la peculiare modalità di reagire, di opporsi, di difendersi.
 
Dunque, una visione “plurifattoriale integrata” della malattia mentale. Non a caso, il DSM-IV-TR non fa uso di termini quali infermità o malattia, ma ricorre al più generale concetto di “disturbo mentale”.
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