Mutismo selettivo - Centro Ceral

Vai ai contenuti
AREA CLINICA > Psicologia : Disturbi età evolutiva > Ansia
MUTISMO SELETTIVO

Quando le parole attese non arrivano, le emozioni che emergono sono davvero forti. La principale caratteristica dei bambini con Mutismo Selettivo è la persistente incapacità di parlare che incorre solo in situazioni sociali specifiche, ad esempio a scuola o con i coetanei, mentre si mostrano sufficientemente abili in contesti differenti, ad esempio con i familiari stretti. La selezione degli interlocutori può essere più o meno ampia, e quindi per alcuni la limitazione funziona solo in pochi ambienti, mentre per altri può giungere ad una platea di ascoltatori ridotta anche ad uno solo dei genitori. Una tale restrizione non può non incidere sul grado di adattamento alle richieste socioambientali, pertanto insorgono frequentemente serie difficoltà nella carriera scolastica e, successivamente, se il disturbo persiste nel tempo, nella vita lavorativa e sociale dell’adulto.
 
E’ un Disturbo D’Ansia che si manifesta in età evolutiva, da almeno un mese,  in bambini che, pur possedendo ottime competenze linguistiche, tuttavia presentano delle specifiche difficoltà nell’area della comunicazione verbale e non verbale in contesti extrafamiliari.
Questi bambini manifestano un forte disagio nell’avviare una conversazione, rispondere a delle domande e a riferire i propri bisogni.
Tali manifestazioni possono verificarsi anche in presenza di parenti, come zii e nonni, o amici di famiglia. Il disturbo è contrassegnato da Ansia Sociale.
Questa condizione del bambino determina estreme difficoltà di adattamento scolastico per due aspetti  specifici e fondamentali quali: difficoltà per le insegnanti di valutare ed interagire col bambino e compromissione delle abilità socio-relazionali-conversazionali e ludiche con gli altri coetanei.
Nel Mutismo Selettivo l’evitamento si struttura in un impedimento nell’emissione dei suoni, presentandosi quindi come deficit funzionale con manifestazione occasionale. D’altro canto, la vulnerabilità della voce in base ai vissuti emozionali è ben nota alla maggior parte delle persone che possono rendersi conto, anche nella quotidianità, di quanto l’emissione vocale possa variare in condizione di attivazione emotiva. Frequentemente l’alterazione si accompagna alla percezione di un “nodo alla gola”, in particolare in soggetti ansiosi, ma anche in persone stabili che occasionalmente vivono un accesso emotivo.
Al mutismo selettivo possono associarsi diverse manifestazioni di timidezza, imbarazzo sociale, clinging (rimanere aggrappati all’adulto), compulsioni, negativismo, collera eccessiva  e oppositività.

ESORDIO
L’esordio del MS di frequente precede i cinque anni, e più specificamente le prime manifestazioni si evidenziano con la scolarizzazione. In genere, alcune condotte sono meglio tollerate nei primi anni della scuola materna, mentre, quando si inizia a considerare l’opportunità dell’accesso alle scuole elementari, la persistenza del comportamento mutacico inizia ad allarmare istituzioni e famiglia proprio perché diventano più evidenti l’interferenza con gli apprendimenti e l’integrazione, e la diversità con la maggioranza dei bambini di pari età.
Il trattamento del disturbo è rivolto, prevalentemente, alla riduzione di un’ansia sociale abnorme della quale diventa importante individuarne gli indici comportamentali e cognitivi per giungere ad un’effettiva modificazione degli stessi.
La presenza di ansia sociale induce alla ritrosia, a porsi in disparte, anche in condizioni allettanti per qualsiasi altro bambino. Questa condizione emotiva si autoalimenta poiché, l’assenza di esperienza che ne deriva, rende il soggetto sempre più povero nella capacità di instaurare relazioni sociali, le quali restano ferme allo stato di desiderio, mentre la visione del sé ne è sensibilmente penalizzata. Anche quando si desidera fortemente di poter avere degli amici, il bambino può convincersi che gli altri non siano interessati a lui, che non lo notino o che lo ignorino intenzionalmente; la ridotta esperienza aumenta la fatica sia nel gestire le interazioni e sia nella decodifica dei comportamenti altrui che possono apparire maggiormente imprevedibili

SCOPI DELLA CONSULTAZIONE

  • Identificazione del disagio;
  • L’analisi del problema avviene attraverso l’individuazione delle aree disfunzionali (ma soprattutto delle  aree funzionali), dei comportamenti disadattivi e meccanismi cognitivi da modificare considerando l’ età  cronologica e il livello di sviluppo cognitivo-emotivo-affettivo.

INTERVENTO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Oltre all’ osservazione diretta e all’analisi funzionale, l’assessment in età evolutiva avviene attraverso il colloquio clinico con i genitori e con il bambino. In aggiunta si utilizzano strumenti di indagine standardizzata (questionari, scale, schede di monitoraggio)

Il colloquio clinico con i genitori è utile per:
  • ricavare dati descrittivi sul disagio del bambino e su come essi stessi  lo percepiscono;
  • ricavare informazioni sul loro possibile  ruolo nell’evoluzione e/o  nel mantenimento del problema;
  • Individuare insieme interpretazioni del problema, atteggiamenti irrazionali, comportamenti inadeguati e loro risorse;
  • considerare il problema del bambino secondo un’ottica cognitivo-comportamentale.

Il colloquio clinico con il bambino ha la funzione di:

  • aiutarlo a  comprendere   il ruolo del terapeuta;
  • comprendere  come il bambino percepisce il disagio;
  • ricavare informazioni sulla situazione in cui si manifesta il problema  e sulle conseguenze;
  • giungere ad una prima individuazione  del problema;
  • definire gli obiettivi da raggiungere attraverso la  relazione di aiuto.

Strumenti
  • parent-training
  • psicoeducazione con i genitori e con il bambino
  • training sull’autostima e sull’assertivita’
  • esposizioni
  • desensibilizzazione sistematica
  • messa in discussione dei pensieri disfunzionali
  • training per favorire l’implemento di abilità sociali
  • tecniche di  rilassamento
  • autoistruzioni e uso di affermazioni positive

L’INTERVENTO COMPORTAMENTALE

Tecniche di rinforzo.
Uno degli elementi essenziali della prospettiva cognitivo-comportamentale è l’impiego di tecniche di gestione delle conseguenze dei comportamenti. Il modo più comune è la presentazione di gratificazioni come sistema per incrementare la probabilità di comparsa dei comportamenti desiderati. In questa tecnica i genitori assumono un ruolo di estrema importanza nello svolgimento del lavoro terapeutico.

Shaping
Consiste in un particolare programma in cui si rinforza ogni approssimazione al comportamento desiderato. La generalizzazione cioè l’estensione a nuovi stimoli delle condotte comunicative corrette.

Estinzione
Potremmo definirla “l’altra faccia del rinforzo”. In effetti si tratta di una procedura orientata a ridurre la frequenza di un comportamento attraverso la sottrazione di rinforzi ad esso associato.

L’INTERVENTO COGNITIVO

Tende a modificare l’attività di pensiero disfunzionale che sottostà l’insorgenza del disturbo emotivo. In età evolutiva la disfunzione può essere determinata sia da una ridotta conoscenza della propria sfera emotiva e sia da elementi di distorsione nella interpretazione della realtà. I bambini possiedono un repertorio lessicale molto ridotto per descrivere le proprie ed altrui emozioni ed i comportamenti.

Autoistruzioni, modeling, role-playing, tecniche immaginative.

Problem solving e training sulle abilità sociali
Nella tecnica del problem solving, focalizzato sulle difficoltà in area sociale il terapeuta guida il bambino a riconoscere gli elementi della situazione che sono percepiti come problematici. In questo senso il mutismo è vissuto in modo problematico prevalentemente dalla famiglia e dal mondo educativo. Dal punto di vista del bambino, più che la condotta mutacica, è lo stato emotivo provato ad essere percepito come problema, di cui il mutismo è la principale risposta. Il bambino viene guidato a ipotizzare comportamenti diversi da quelli solitamente prodotti per risolvere il problema, scegliere le condotte che meglio soddisfino la soluzione del problema e applicare il pensiero consequenziale. La scelta della soluzione da mettere in atto va effettuata immaginando la sequenza completa degli eventi che possono scaturire da ognuna delle diverse soluzioni ipotizzate. Infine c’è la messa in pratica delle soluzioni scelte.

USO DEI SOFTWARE IN TERAPIA
Durante l’intervento terapeutico con il bambino, presso il nostro studio, vengono utilizzati numerosi e aggiornati software. Questi strumenti, concepiti e realizzati in base alle più recenti ricerche scientifiche riguardanti i molteplici disturbi dell’età evolutiva, in ambito cognitivo e metacognitivo, del linguaggio, emotivo-relazionale e dell’apprendimento, hanno la caratteristica di:
  • velocizzare i processi di apprendimento del bambino
  • offrire un’ampia gamma di attività
  • implementare attività selezionate e mirate
  • aumentare l’attenzione
  • monitorare i progressi del bambino con parametri più precisi
  • rendere accattivanti, coinvolgenti e motivanti le attività
  • mantenere l’aspetto ludico della terapia attraverso le espressioni dei vari personaggi animati protagonisti dei giochi didattici
  • apprendere l’uso del computer

TGC: TERAPIA DI GIOCO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE IN ETÀ PRESCOLARE

I principali contributi della TGC consistono nella possibilità di coinvolgere positivamente   bambini in età prescolare e renderli partecipanti attivi nel processo di cambiamento. Gli interventi cognitivi e comportamentali sono compresi in un paradigma di terapia di gioco in modo sistematico ed orientato al raggiungimento dello scopo da conseguire.
 
I dieci principi che rendono valido questo tipo di approccio  con i bambini piccoli si fondano sul fatto che la terapia si effettua sul modello educativo e  cognitivo dei disturbi emotivi, è breve e limitata nel tempo. Affinché  la terapia sia efficace è necessaria  una valida relazione affettiva con il bambino, condizione necessaria per poter strutturare la terapia e renderla direttiva al fine di risolvere il disagio. Anche il rispetto delle consegne che vengono impartite  a casa rientra fra i principi terapeutici.
Il ricorso a materiali educativi visivi e manipolabili serve a facilitare i processi di comprensione del bambino e a coinvolgerlo in attività stimolanti e divertenti

Efficacia della TGC
  • coinvolge il bambino nella terapia attraverso il gioco;
  • si focalizza sui pensieri, sui sentimenti, sulle fantasie e sull’ambiente del bambino;
  • propone strategie per lo sviluppo di competenze più adattive;
  • è strutturata, direttiva e orientata ad un obiettivo;
  • comporta l’impiego di tecniche empiricamente dimostrate (es. Modeling);
  • consente un controllo del trattamento.
 
CONCLUSIONI

Un luogo comune, relativo al Mutismo Selettivo, attribuisce a questi bambini una certa intenzionalità nel sostenere il loro silenzio. In realtà un atteggiamento di questo tipo sarebbe davvero in contrasto con l’intenzione comunicativa che normalmente manifestano. Queste comuni convinzioni contribuiscono a creare il clima di pressione e colpevolizzazione che ostacola la costruzione di un ambiente emotivo favorevole all’emersione della comunicazione verbale, aumentando, paradossalmente, la tendenza a comportamenti inibiti e l’insorgenza dell’ansia sociale. D’altro canto la presenza di precursori in periodi dell’infanzia in cui non è ipotizzabile un’intenzionalità così raffinata in relazione agli elementi in campo, spingono con maggior forza verso ipotesi con presupposti differenti. Nel nostro approccio riteniamo che i segni del disturbo considerato siano delle condizioni estreme di vulnerabilità dell’espressione vocale all’azione delle emozioni, rappresentando gli elementi più evidenti, in termini comportamentali, di un chiaro disfunzionale adattamento emotivo che ricade in area sociale. Queste reazioni si presentano in modo particolarmente intenso, tanto da inficiare la funzionalità dell’apparato fonatorio. Infatti in molti casi da noi  trattati, rapidamente emerge una sana e sufficiente intenzione comunicativa, ma la verbalizzazione prodotta nei primi mesi appare comunque compressa in un vero e proprio sforzo diretto al superamento dei limiti, e delle tensioni, di un apparato fonatorio bloccato dall’emozione. Nella nostra esperienza nelle prime fasi della terapia i bambini utilizzano strane strategie per comunicare. Possono camuffare la voce con modalità buffe di produrre l’eloquio, possono parlare afoni, strategie che variano da un caso all’altro. Con il tempo imparano a ritrovare una loro spontanea modalità d’eloquio e a generalizzare gli apprendimenti.
Torna ai contenuti | Torna al menu