Ossessivo compulsivo - Centro Ceral

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IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO (DOC)

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) si caratterizza per la presenza di ossessioni e compulsioni e può assumere forme diverse. Più comunemente è caratterizzato dalla presenza di pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali.
Almeno l'80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, meno del 20% ha solo ossessioni o solo compulsioni. Può manifestarsi sia negli uomini sia nelle donne, indifferentemente, e può esordire nell'infanzia, nell'adolescenza o nella prima età adulta.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI DEL DISTURBO
Ossessioni
Sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e fuori dal controllo di chi li sperimenta.
Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, a meno che le persone non siano assalite dall'ansia, loro stesse le giudicano come infondate ed insensate.
Le persone con DOC possono:
  • preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi o essere ossessionate dall'idea di potersi contaminare o poter contaminare gli altri.
  • essere terrorizzate dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno (magari mentre facevano manovra con l'auto per uscire da un parcheggio), di poter perdere il controllo di sé e diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive, anche se di solito riconoscono che tutto ciò non è realistico.

Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel "modo giusto", e gli innumerevoli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non momentaneo.
Le ossessioni differiscono dalle preoccupazioni per il fatto che queste seconde non sembrano eccessive e prive di una base razionale, ma si riferiscono a rischi reali, che tutti riconoscono come tali.

Compulsioni
Vengono anche definite rituali o cerimoniali.
Sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l'ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni;
costituiscono, cioè, un tentativo di diminuzione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia.
In generale tutte le compulsioni che includono la pulizia, il lavaggio, il controllo, l'ordine, il conteggio, la ripetizione ed il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento e sono spesso bizzarre e francamente eccessive.
Le compulsioni assumono spesso un carattere talmente abituale e ripetitivo che vengono attuate, a scopo preventivo, anche in assenza di ossessioni. Diventano azioni studiate e prestabilite, eseguite con cura meticolosa, che non possono in alcun modo essere interrotte o modificate nella loro sequenza.

Evitamento
Spesso le preoccupazioni vengono "scatenate" da certe situazioni o persone (ad esempio aver toccato qualcuno considerato "infetto"). Le persona con DOC allora cerca di evitare tali situazioni nel tentativo di ridurre le sue paure. Questo può essere uno dei sintomi più invalidanti del DOC. La vita diventa sempre più limitata dalle situazioni, dalle persone o dagli oggetti che devono essere evitati.

CARATTERISTICHE DEL DOC NEL BAMBINO O NELL’ADOLESCENTE
Ossessioni e compulsioni vengono percepite dal bambino come estremamente disturbanti, occupano molto tempo della loro giornata, più di un’ora al giorno,  o interferiscono negativamente con la loro quotidianità.
L’età di esordio del disturbo avviene  tra i 9 e gli 11 anni e colpisce, indistintamente per età e sesso, dal 2 al 3% della popolazione.
Le ossessioni più frequenti in età evolutiva riguardano lo sporco e l’aggressività. Frequente anche l’ossessione di "scrupolosità”, ossia il timore di fare o dire cose di sbagliate.
Per gli adulti con DOC  è più facile riconoscere che i loro pensieri e i loro comportamenti sono irrazionali, i bambini o gli adolescenti non sempre possiedono questa consapevolezza.
Prima che i genitori si accorgano del disturbo possono trascorrere dei mesi o degli anni dato che i bambini frequentemente celano le loro ossessioni e i loro comportamenti compulsivi. Di solito cercano di respingere  i sintomi quando sono con gli altri per via del loro bisogno di accettazione. Mostrare " comportamenti strambi” provocherebbe in loro un forte disagio.

OSSESSIONI PIÙ FREQUENTI IN ETÀ EVOLUTIVA:
  • paura di contaminazione: timori da contaminazione, da sporcizia o da germi spingono ad eseguire eccessivi lavaggi che devono seguire regole auto determinate. L'ossessione per la contaminazione non conduce necessariamente a una pulizia eccessiva. L’ossessione potrebbe collegarsi al timore di venire contaminato toccandosi parti del corpo od oggetti personali,  creando nel bambino il rifiuto drastico di entrarvi in contatto. Potremmo  avere dei bambini che rifiutano di toccarsi i capelli, di lavarsi, di allacciarsi le scarpe, e che difficilmente conservano la cura e la pulizia di un tempo;
  • ossessioni superstiziose relative ai numeri  "fortunati" e "sfortunati", questo può portarli a ripetere un’azione per un determinato numero di volte, o a dover contare fino a un dato numero prima di agire;
  • ossessioni di tipo aggressivo paura di farsi o fare del male, arrecare danni alle cose. Spesso nel bambino si riscontra perfezionismo e moralismo. Per abbassare il  livello d’ansia  vi può essere la richiesta ad un altro di tagliare il cibo, il rifiuto di prendere coltelli o forbici, o la richiesta di nascondere tutti gli oggetti appuntiti della casa. Questi comportamenti sono dettati dal tentativo di controllare l’ansia, derivante dal pensiero di poter sentirsi responsabili di una tragedia;
  • ordine e simmetria nella la disposizione degli oggetti;
  • di dubbio legate alla paura di provocare danni a sé o ad altri.

COMPULSIONI PIÙ FREQUENTI IN ETÀ EVOLUTIVA:
  • eccessivo lavaggio o pulizia;
  • le compulsioni di controllo e verifica sono molto diffuse in età evolutiva. Spesso sono legate alla paura di provocare danni a sé o ad altri. Potrebbero impiegare troppo tempo per controllare la chiusura delle porte, delle finestre, della luce, delle prese elettriche e degli apparecchi elettronici;
  • bisogno impellente di simmetria ed esattezza nella la disposizione degli oggetti che devono essere posizionati in modo tale che siano simmetrici, i libri devono essere perfettamente allineati, le penne appoggiate perfettamente o sistemate in un determinato ordine. Raddrizzare e direzionare gli oggetti;
  • contare;
  • compulsioni di ripetizione, ripetere come entrare e uscire , leggere una pagina di un testo più volte, cancellare e riscrivere parole finché non si sono scritte nel modo “corretto”;

POTREBBE ESSERE UN DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO?
Durante il corso della malattia, gli adulti con DOC riconoscono che le loro ossessioni e compulsioni sono eccessive o irragionevoli. Questo requisito diagnostico non può essere applicato ai bambini, che potrebbero non aver ancora sviluppato una consapevolezza cognitiva tale per esprimere questo giudizio. La maggior parte dei bambini attraversa fasi dello sviluppo caratterizzate dalla normale presenza di piccoli comportamenti compulsivi e rituali. Questi comportamenti si riscontrano comunemente in bambini di età compresa tra due e otto anni, e sembrano essere funzionali al bisogno di controllare il loro ambiente e per gestire paure e ansie. A sette anni è molto diffuso raccogliere degli oggetti (collezionare figurine, fumetti, pupazzi e bambole). Tra i sette e gli undici anni, quando il gioco è legato soprattutto al rispetto di regole, un comportamento non conforme a queste rischia di scatenare pianti e grida.
In adolescenza invece i rituali tendono a diminuire lasciando spazio alle preoccupazioni ossessive legate a uno sport, alla musica o a un idolo.
Anche la superstizione è comune nei bambini e assume la forma di "pensiero magico", in altre parole la convinzione di poter controllare gli eventi attraverso il potere dei loro pensieri o dei loro comportamenti. Così numeri "fortunati" e rime aiutano a sviluppare un senso di controllo e di padronanza. Piccoli rituali aiutano i bambini e gli adolescenti nell’affrontare l’ansia legata alla separazione e a migliorare la socializzazione. Con la crescita la maggior parte di questi rituali scompare da sola. Al contrario, i rituali del bambino con disturbo ossessivo compulsivo persistono nel tempo, sono invalidanti, provocano sofferenza, sentimenti di vergogna e portano all’isolamento.

IL COMPORTAMENTO DOC SI DISTINGUE DAI NORMALI COMPORTAMENTI RIPETITIVI DELL’INFANZIA FINALIZZATI AL CONTROLLO AMBIENTALE IN RELAZIONE:
  • al tempo che il bambino vi dedica;
  • ai contenuti bizzarri ed inusuali;
  • alla severità  con cui induce;
  • stress e senso di frustrazione.

A CASA, I GENITORI DI BAMBINI CON DOC POSSONO OSSERVARE ALCUNI DEI SINTOMI ELENCATI DI SEGUITO.
Il disturbo ossessivo compulsivo si manifesta con più frequenza e intensità in famiglia piuttosto che a scuola. Svolgere semplici attività quotidiane può essere stressante sia per il bambino sia per i genitori, fino a percepire senso d’impotenza e mancanza di speranza.
  • azioni   che sono ripetute nello stesso modo per evitare delle conseguenze temute;
  • molto tempo necessario nello svolgimento dei compiti.
  • quaderni  strappati per le continue cancellature.
  • rigidi rituali ripetuti prima di dormire o di alzarsi.
  • troppo tempo passato in bagno
  • troppo  consumo di sapone.
  • molta lentezza nel prepararsi per la scuola.
  • rifiuto  di  tagliare il cibo con il coltello
  • capricci, sofferenza e rabbia eccessive quando gli altri interferiscono con il rito.      
  • difficoltà  a spiegare un comportamento strano. Possono riferire di sentirsi costretti a ripetere quei comportamenti.
  • nascondere  le compulsioni per vergogna dei loro. possono nascondersi o ritirarsi  nella loro cameretta.
  • eccessive  richieste di rassicurazione rivolte ai genitori come chiedere conferma di averlo visto chiudere la porta.

I SINTOMI PIÙ OSSERVATI A SCUOLA:
·         scarsa attenzione
·         lentezza nei compiti
·         rifiuto di compiti e consegne
·         cancellature sui quaderni
·         pagine strappate
·         richieste di rassicurazione
·         ritardi nell’ingresso a scuola,
·         molte richieste di andare in bagno,
·         difficoltà a far toccare o prestare il materiale scolastico ad altri bambini,
·         basso rendimento scolastico,
·         isolamento e ritiro
·         bassa autostima.

FATTORI DI RISCHIO PER L’INSORGENZA DEL DISTURBO:
  • caratteristiche di personalità
  • stile di pensiero  
  • stress associati ad eventi che comportano cambiamenti di vita importanti
 
SCOPI DELLA CONSULTAZIONE
  • Identificazione del disagio  e decisione riguardo all’opportunità del  trattamento;
  • L’analisi del problema avviene attraverso l’individuazione delle aree disfunzionali (ma soprattutto delle  aree funzionali), dei comportamenti disadattivi e meccanismi cognitivi da modificare considerando l’ età  cronologica e il livello di sviluppo cognitivo-emotivo-affettivo.

ASSESSMENT IN ETÀ EVOLUTIVA
  • osservazione
  • analisi  funzionale
  • colloquio  clinico con i genitori e con il bambino
  • strumenti di indagine standardizzata (questionari, scale, schede di monitoraggio)
 
Il colloquio clinico con i genitori è utile per:
  • ricavare dati descrittivi sul disagio del bambino e su come essi stessi  lo percepiscono;
  • ricavare informazioni sul loro possibile  ruolo nell’evoluzione e/o  nel mantenimento del problema;
  • Individuare insieme interpretazioni del problema, atteggiamenti irrazionali, comportamenti inadeguati e loro risorse;
  • considerare il problema del bambino secondo un’ottica cognitivo-comportamentale.

Il colloquio clinico con il bambino o l’adolescente ha la funzione di:  
  • aiutarlo a  comprendere il ruolo del terapeuta;
  • comprendere  come il bambino percepisce il disagio;
  • ricavare informazioni sulla situazione in cui si manifesta il problema  e sulle conseguenze;
  • giungere ad una prima individuazione  del problema;
  • definire gli obiettivi da raggiungere attraverso la  relazione di aiuto.

INTERVENTO COGNITIVO – COMPORTAMENTALE
Il trattamento d’elezione per bambini e adolescenti con disturbo ossessivo compulsivo è Esposizione Con Prevenzione Della Risposta (ERP) nell’ambito della  terapia cognitivo-comportamentale. I ragazzi  affetti da DOC sperimentano gradualmente di poter controllare il disturbo e l’ansia.
L’utilizzo della tecnica di Esposizione Con Prevenzione Della Risposta (ERP) consente il confronto con le proprie paure, imparando risposte più funzionali alle situazioni temute, senza mettere in atto i vari rituali. Impareranno a non cedere a ciò che il disturbo gli impone di fare e ad affrontare le paure con l’esposizione, senza attuare le compulsioni tramite la prevenzione della risposta. Gradualmente l’ERP conferirà loro la possibilità di testare  che i loro timori non si trasformano in realtà e scoprire che anche le pesanti sensazioni di ansia si possono tollerare e affrontare. L'efficacia dell'approccio Cognitivo-Comportamentale nel trattamento del DOC è ormai scientificamente comprovata. Può essere scelta come trattamento d'elezione e con ottimi risultati.

Le terapie ad indirizzo cognitivo comportamentale con i bambini e gli adolescenti possono affrontare in modo mirato le varie situazioni in cui l’ansia si manifesta con tecniche comportamentali e cognitive. Vengono utilizzate tecniche di rilassamento per  abbassare lo stato di tensione generale.

Nel trattamento cognitivo-comportamentale viene utilizzato un protocollo che prevede l’impiego  delle seguenti procedure:
  • parent-training
  • psicoeducazione con i genitori e con il bambino
  • training sull’autostima e sull’assertivita’
  • esposizioni
  • desensibilizzazione sistematica
  • messa in discussione dei pensieri disfunzionali
  • training per favorire l’implemento di abilità sociali
  • tecniche di  rilassamento
  • autoistruzioni e uso di affermazioni positive

Con i genitori
Analisi e discussione su loro pensieri, reazioni e comportamenti che potrebbero concorrere a determinare alcune reazioni emotive del bambino o dell’adolescente. Sollecitazione e guida alla espressione  di comportamenti, idee ed emozioni meno disfunzionali.

Con il bambino o dell’adolescente
E’ indispensabile che acquisisca fiducia nella possibilità di sviluppare diverse  modalità di risposta emotiva e comportamentale da utilizzare nelle situazioni problematiche che lo riguardano. Si cercherà, quindi, di esplorare con il bambino le conseguenze negative dei suoi comportamenti disturbati e le conseguenze positive a cui possono portare altri comportamenti alternativi più adeguati. Uno dei primi compiti del terapeuta è quello di aiutare il bambino a riconoscere le proprie emozioni negative. Molti bambini, infatti, ritengono naturale o addirittura utile avere certe reazioni emotive, in quanto non si rendono conto dell’esistenza di altre possibilità. A volte i bambini non riescono neanche a dare un nome ai propri stati d’animo, poiché non conoscono i termini necessari per descrivere le proprie emozioni. Altre volte hanno, invece, una concezione dicotomica delle emozioni  (felice-disperato, contento-arrabbiato) ed hanno difficoltà a riconoscere condizioni emotive intermedie. Per queste ragioni è opportuno, in una prima fase dell’intervento terapeutico, espandere il vocabolario emotivo del bambino, portandolo ad apprendere diversi termini per descrivere le proprie emozioni. Quando il livello di sviluppo cognitivo lo consente, si cerca di rendere consapevole il bambino del meccanismo dell’emozione presentandogli, con un linguaggio adeguato, il modello A-B-C. Questo per costruire una base concettuale su cui impostare il lavoro terapeutico. Nel far questo, si cercherà di ricorrere a esemplificazioni facilmente accessibili al bambino, utilizzando anche espedienti visivi come disegni, poster, fumetti . L’insight fondamentale per il bambino consiste nel rendersi conto che i propri pensieri sono “i brutti ceffi” responsabili delle sue paure. Per far capire al bambino la distinzione tra pensieri razionali e pensieri irrazionali si farà ricorso a termini quali “pensieri utili” e “pensieri dannosi”. Per produrre un cambiamento cognitivo si possono usare anche metodi di modificazione del comportamento. Così, ad esempio, si potrà ricorrere al modellamento di pensieri razionali per poi rinforzare l’uso adeguato di tali pensieri durante le attività proposte dal terapeuta. Il modellamento può effettuarsi anche utilizzando filmati in cui il protagonista “pensa ad alta voce”. Coi bambini più piccoli è utile ricorrere a semplici drammatizzazioni attraverso l’uso di pupazzi o marionette.
Il nucleo dell’intervento cognitivo sulle paure è la messa in discussione dei pensieri aventi la caratteristica di “catastrofizzare” sulle conseguenze dell’evento temuto. Questo lavoro di disputa dei pensieri disfunzionali può effettuarsi efficacemente solo dopo gli 8 anni. Esaminare e mettere in discussione i propri pensieri è una novità per la maggior parte dei bambini. E' meglio far apprendere questa abilità con un approccio impersonale, attraverso storielle od esempi piuttosto che attaccare direttamente i pensieri irrazionali del bambino. Un accorgimento utile è quello di presentare le idee irrazionali di altri bambini e parlare dei loro errori e di come hanno imparato a superarli. Una volta appresi i pensieri razionali da utilizzare in presenza di particolari eventi attivanti, è bene far sì che il bambino possa fare sufficiente pratica dell’utilizzo di tali pensieri. Ciò, può essere realizzato attraverso prove comportamentali, role-playing e una tecnica chiamata immaginazione razionale-emotiva (rational-emotive imagery o REI.). Quest’ultima tecnica consiste nel far ripetere al bambino i pensieri razionali precedentemente appresi, mentre immagina dettagliatamente di trovarsi nella situazione problematica sotto la guida del terapeuta. La REI termina facendo immaginare al bambino conseguenze rinforzanti contingentemente all’uso di verbalizzazioni razionali. Per consentire una generalizzazione di quanto appreso durante la seduta, il terapeuta ricorre anche alla prescrizione di attività per casa. Una delle attività per casa più ricorrenti consiste nel prescrivere al bambino la ripetizione, più volte al giorno, di pensieri razionali adeguati. Tali pensieri possono essere inizialmente trascritti su cartoncini e ripetuti con convinzione immediatamente prima di impegnarsi in qualcosa di molto sgradevole, applicando così il principio di Premack. Un’altra attività per casa molto utilizzata consiste nel prescrivere al bambino di affrontare le situazioni temute prima con l’immaginazione, applicando l’immaginazione razionale-emotiva, poi “in vivo” utilizzando frasi razionali di adeguatezza.
Con i bambini non si può prescindere dal considerare le varie tappe dello sviluppo cognitivo ed emotivo. Ad esempio, con bambini al di sotto dei 7 anni è necessario tener conto che a causa del loro egocentrismo tenderanno a interpretare la realtà basandosi essenzialmente sull’analisi percettiva piuttosto che sull’inferenza concettuale. Sembra inoltre che allo stadio pre-operazionale i bambini non siano in grado di generare da soli strategie cognitive che guidino il loro comportamento, quindi è fondamentale lavorare con tecniche squisitamente comportamentali. Inoltre, è da notare anche che mentre nell’adulto un repertorio di convinzioni irrazionali fortemente radicato è quasi sempre collegato a gravi disturbi emotivi, nel bambino alcuni modi irrazionali di pensare fanno parte del normale sviluppo cognitivo ed emotivo. La tendenza, ad esempio, a considerare catastrofici certi eventi è una costante facilmente riscontrabile nella seconda infanzia. Con la collaborazione dei genitori è opportuno ricorrere a programmi di modificazione del comportamento. L’uso di un sistema di rinforzi si rivela molte volte utile, in quanto il bambino può non essere intenzionato a lavorare per cambiare l’emozione inadeguata, come spesso accade con alcuni tipi di paure. Attivando un sistema di rinforzi, come ad esempio in un programma a punti, si fornisce un incentivo per motivare il bambino al cambiamento.

USO DEI SOFTWARE IN TERAPIA
Durante l’intervento terapeutico con il bambino, presso il nostro studio, vengono utilizzati numerosi e aggiornati software. Questi strumenti, concepiti e realizzati in base alle più recenti ricerche scientifiche riguardanti i molteplici disturbi dell’età evolutiva, in ambito cognitivo e metacognitivo, del linguaggio, emotivo-relazionale e dell’apprendimento, hanno la caratteristica di:
  • velocizzare i processi di apprendimento del bambino
  • offrire un’ampia gamma di attività
  • implementare attività selezionate e mirate
  • aumentare l’attenzione
  • monitorare i progressi del bambino con parametri più precisi
  • rendere accattivanti, coinvolgenti e motivanti le attività
  • mantenere l’aspetto ludico della terapia attraverso le espressioni dei vari personaggi animati protagonisti dei giochi didattici
  • apprendere l’uso del computer

TGC: TERAPIA DI GIOCO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE IN ETÀ PRESCOLARE
I principali contributi della TGC consistono nella possibilità di coinvolgere positivamente  i bambini in età prescolare e renderli partecipanti attivi al processo di cambiamento. Gli interventi cognitivi e comportamentali sono compresi in un paradigma di terapia di gioco in modo sistematico ed orientato al raggiungimento dello scopo da conseguire.
I dieci principi che rendono valido questo tipo di approccio  con i bambini piccoli si fondano sul fatto che la terapia si effettua sul modello educativo e  cognitivo dei disturbi emotivi, è breve e limitata nel tempo. Affinché  la terapia sia efficace è necessaria  una valida relazione affettiva con il bambino, condizione necessaria per poter strutturare la terapia e renderla direttiva al fine di risolvere il disagio. Anche il rispetto delle consegne che vengono impartite  a casa rientra fra i principi terapeutici.

Il ricorso a materiali educativi visivi e manipolabili serve a facilitare i processi di comprensione del bambino e a coinvolgerlo in attività stimolanti e divertenti.

Efficacia della TGC
  • coinvolge il bambino nella terapia attraverso il gioco;
  • si focalizza sui pensieri, sui sentimenti, sulle fantasie e sull’ambiente del bambino;
  • propone strategie per lo sviluppo di competenze più adattive;
  • è strutturata, direttiva e orientata ad un obiettivo;
  • comporta l’impiego di tecniche empiricamente dimostrate (es. Modeling);
  • consente un controllo del trattamento.

CONSIGLI UTILI ALLA FAMIGLIA
  • comprendere il disturbo e  le sue conseguenze aiuterà ad empatizzare con la sofferenza  e le difficoltà del bambino.
  • osservare i suoi comportamenti per conoscere le manifestazioni del disturbo ed agire verso il  cambiamento. Segnate su un quaderno quando, come, quanto spesso si verificano le compulsioni
  • non rinforzare il comportamento problematico astenendovi dal colludere e sostenere le azioni che mantengono i rituali
  • non date rassicurazioni per ridurre l’ansia del bambino.
  • lodate gli sforzi compiuti per resistere ai sintomi. Premiate anche gli sforzi più piccoli messi in atto dal bambino o dall’adolescente per resistere alle compulsioni. Questo aumenterà la possibilità che il comportamento si ripeta anche in futuro.
  • date un “nomignolo” al disturbo come un "bullo” che lo controlla e gli dice cosa fare e come farlo.
  • lasciate che il bambino ne parli,  lo rappresenti anche in forma iconica.  In questo modo  può “espellere”  il suo disturbo;
  • non rimproverate la sua mancanza di controllo;
  • non paragonatelo ad altri;
  • sostenetelo e motivatelo nel percorso terapeutico;
  • utilizzate rinforzi positivi  se controlla i sintomi;
  • superare il disturbo si può, ci vuole tempo e pazienza;

CONSIGLI UTILI PER GLI INSEGNANTI
Sono diversi i modi in cui la scuola e gli insegnanti possono aiutare un bambino o un adolescente con disturbo ossessivo-compulsivo. La flessibilità e un adeguato ambiente di sostegno sono essenziali per permettere allo studente con disturbo ossessivo-compulsivo di raggiungere il successo scolastico. Di fondamentale importanza è la comunicazione tra genitori, insegnanti e professionisti coinvolti nel trattamento, al fine di adottare una metodologia comune nell’affrontare i sintomi e dirigere gli sforzi verso un unico obiettivo. Un proficuo rapporto di collaborazione permette di agire contro il disturbo ossessivo compulsivo su più livelli, aiutando bambini e ragazzi a generalizzare le risorse messe in campo nei diversi contesti di vita.
 
Di seguito sono riportati alcuni consigli:
  • Se è presente il perfezionismo, il bambino potrebbe avere difficoltà nel completare i compiti entro il limite di tempo assegnato. Permettetegli di utilizzare un computer per la scrittura dei testi. Il bambino non si  sentirà obbligato a mettere in atto continue correzioni per raggiungere la perfezione.
  • Consentite al bambino di registrare i compiti a casa o le lezioni se ha difficoltà a toccare il materiale per la scrittura.
  • Se il bambino o l’adolescente presenta ossessioni legate ai numeri, fate attenzione a questi durante l’assegnazione dei compiti o durante le verifiche. Il bambino potrebbe non eseguire un esercizio non perché non ne  è in grado, ma perché contiene determinati numeri.
  • Diminuite il carico di compiti. Lo stress, insieme ad altre sollecitazioni, aggravano i sintomi.
  • Se vi è la tendenza ad eseguire alcuni rituali in classe, concordate con il  bambino o il ragazzo una modalità differente di metterli in atto (ad esempio, nel caso in cui senta l’impulso di dover toccare ogni banco prima di sedersi al suo posto, concordare di toccarne solo un determinato  numero).
  • Nel caso in cui il bambino o l’adolescente dovesse rifiutare di seguire delle indicazioni o di cambiare esercizio, tenete presente che il suo comportamento potrebbe essere dettato dall'ansia, piuttosto che da  oppositività intenzionale.
  • Siate consapevoli delle difficoltà che i bambini incontrano nei momenti di transizione. Accertatevi che lo studente sia a conoscenza delle attività che verranno svolte durante la giornata. Evitate dunque cambiamenti improvvisi di cui lui non è stato informato.
  • Focalizzate l’attenzione sui punti di forza dell’allievo piuttosto che ribadire i punti di debolezza.
  • Non punite mai un bambino o un ragazzo per aver messo in atto un rituale.
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