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AREA CLINICA > Psicologia : Disturbi età evolutiva
DISTURBI PSICOSOMATICI anche i bambini ne soffrono

La psicosomatica si colloca  tra la medicina e la psicologia, poiché si occupa della relazione tra mente e corpo, ossia tra il mondo emozionale ed affettivo e il soma. La psicosomatica si occupa di individuare e comprendere gli effetti negativi che la mente genera sul corpo.
I disturbi psicosomatici si possono considerare vere e proprie malattie che causano danni organici, i quali vengono causati o aggravati da fattori emozionali ed affettivi.

I sintomi psicosomatici interessano il sistema nervoso autonomo e procurano una risposta neurovegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Emozioni negative, come rimpianto, risentimento, frustrazione, preoccupazione possono tenere
  • il sistema nervoso autonomo in una condizione di eccitazione
  • il corpo in una condizione di allarme continuo, alcune volte per un periodo maggiore di quello che l’organismo può sopportare.
 
Pensieri e stati d’animo troppo angosciosi possono mantenere il sistema nervoso autonomo in una condizione di attivazione la quale può provocare dei danni agli organi più fragili.

DISTURBI DI TIPO PSICOSOMATICO POSSONO MANIFESTARSI IN VARI DISTRETTI:
 
  • apparato gastrointestinale (gastrite, colite, ulcera peptica)
  • apparato cardiocircolatorio ( tachicardia, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione essenziale)
  • apparato respiratorio (asma bronchiale, sindrome iperventilatoria)
  • apparato urogenitale (dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce o anorgasmia)
  • sistema cutaneo (psoriasi, dermatite psicosomatica, prurito, orticaria, secchezza della cute e delle mucose, sudorazione profusa)
  • sistema muscoloscheletrico (cefalea tensiva (o mal di testa), crampi muscolari, stanchezza cronica, torcicollo)
  • alimentazione.

Sintomi psicosomatici sono frequenti nelle varie forme di depressione e in quasi tutti i disturbi d’ansia.
 
Esistono, tuttavia, dei disturbi psicosomatici veri e propri in assenza di altri sintomi di natura psicologica. Ciò rende più difficile, per chi ne viene colpito, imputare tale malessere fisico ad un disagio psicologico.

SCOPI DELLA CONSULTAZIONE
 
  • Identificazione del disagio  e decisione riguardo all’opportunità del  trattamento;
  • L’analisi del problema avviene attraverso l’individuazione delle aree disfunzionali (ma soprattutto delle  aree funzionali), dei comportamenti disadattivi e meccanismi cognitivi da modificare considerando l’ età  cronologica e il livello di sviluppo cognitivo-emotivo-affettivo.

ASSESSMENT IN ETÀ EVOLUTIVA
 
  • osservazione
  • analisi funzionale
  • colloquio clinico con i genitori e con il bambino
  • strumenti di indagine standardizzata (questionari, scale, schede di monitoraggio)

Il colloquio clinico con i genitori è utile per:
  • ricavare dati descrittivi sul disagio del bambino e su come essi stessi  lo percepiscono;
  • ricavare informazioni sul loro possibile  ruolo nell’evoluzione e/o  nel mantenimento del problema;
  • Individuare insieme interpretazioni del problema, atteggiamenti irrazionali, comportamenti inadeguati e loro risorse;
  • considerare il problema del bambino secondo un’ottica cognitivo-comportamentale.

Il colloquio clinico con il bambino o l’adolescente ha la funzione di:  
 
  • aiutarlo a comprendere il ruolo del terapeuta;
  • comprendere  come il bambino percepisce il disagio;
  • ricavare informazioni sulla situazione in cui si manifesta il problema  e sulle conseguenze;
  • giungere ad una prima individuazione  del problema;
  • definire gli obiettivi da raggiungere attraverso la  relazione di aiuto.

INTERVENTO COGNITIVO – COMPORTAMENTALE
 
 
Le terapie ad indirizzo cognitivo comportamentale con i bambini e gli adolescenti possono affrontare in modo mirato le varie situazioni in cui l’ansia si manifesta con tecniche comportamentali e cognitive. Vengono utilizzate tecniche di rilassamento per  abbassare lo stato di tensione generale.
 
Nel trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo d’ansia generalizzato viene utilizzato un protocollo che prevede l’impiego  delle seguenti procedure:
  • parent-training
  • psicoeducazione con i genitori e con il bambino
  • training sull’autostima e sull’assertivita’
  • desensibilizzazione sistematica
  • messa in discussione dei pensieri disfunzionali
  • training per favorire l’implemento di abilità sociali
  • tecniche di  rilassamento
  • autoistruzioni e uso di affermazioni positive

USO DEI SOFTWARE IN TERAPIA
 
Durante l’intervento terapeutico con il bambino, presso il nostro studio, vengono utilizzati numerosi e aggiornati software. Questi strumenti, concepiti e realizzati in base alle più recenti ricerche scientifiche riguardanti i molteplici disturbi dell’età evolutiva, in ambito cognitivo e metacognitivo, del linguaggio, emotivo-relazionale e dell’apprendimento, hanno la caratteristica di:
 
  • velocizzare i processi di apprendimento del bambino
  • offrire un’ampia gamma di attività
  • implementare attività selezionate e mirate
  • aumentare l’attenzione
  • monitorare i progressi del bambino con parametri più precisi
  • rendere accattivanti, coinvolgenti e motivanti le attività
  • mantenere l’aspetto ludico della terapia attraverso le espressioni dei vari personaggi animati protagonisti dei giochi didattici
  • apprendere l’uso del computer

Con i genitori
 
Analisi e discussione su loro pensieri, reazioni e comportamenti che potrebbero concorrere a determinare alcune reazioni emotive del bambino o dell’adolescente.
 
Sollecitazione e guida alla espressione  di comportamenti, idee ed emozioni meno disfunzionali.

Con il bambino o dell’adolescente
 
E’ indispensabile che acquisisca fiducia nella possibilità di sviluppare diverse  modalità di risposta emotiva e comportamentale da utilizzare nelle situazioni problematiche che lo riguardano. Si cercherà, quindi, di esplorare con il bambino le conseguenze negative dei suoi comportamenti disturbati e le conseguenze positive a cui possono portare altri comportamenti alternativi più adeguati.
 
Uno dei primi compiti del terapeuta è quello di aiutare il bambino a riconoscere le proprie emozioni negative. Molti bambini, infatti, ritengono naturale o addirittura utile avere certe reazioni emotive, in quanto non si rendono conto dell’esistenza di altre possibilità. A volte i bambini non riescono neanche a dare un nome ai propri stati d’animo, poiché non conoscono i termini necessari per descrivere le proprie emozioni. Altre volte hanno, invece, una concezione dicotomica delle emozioni  (felice-disperato, contento-arrabbiato) ed hanno difficoltà a riconoscere condizioni emotive intermedie. Per queste ragioni è opportuno, in una prima fase dell’intervento terapeutico, espandere il vocabolario emotivo del bambino, portandolo ad apprendere diversi termini per descrivere le proprie emozioni.
 
Quando il livello di sviluppo cognitivo lo consente, si cerca di rendere consapevole il bambino del meccanismo dell’emozione presentandogli, con un linguaggio adeguato, il modello A-B-C. Questo per costruire una base concettuale su cui impostare il lavoro terapeutico. Nel far questo, si cercherà di ricorrere a esemplificazioni facilmente accessibili al bambino, utilizzando anche espedienti visivi come disegni, poster, fumetti . L’insight fondamentale per il bambino consiste nel rendersi conto che i propri pensieri sono “i brutti ceffi” responsabili delle sue paure. Per far capire al bambino la distinzione tra pensieri razionali e pensieri irrazionali si farà ricorso a termini quali “pensieri utili” e “pensieri dannosi”.
 
Per produrre un cambiamento cognitivo si possono usare anche metodi di modificazione del comportamento. Così, ad esempio, si potrà ricorrere al modellamento di pensieri razionali per poi rinforzare l’uso adeguato di tali pensieri durante le attività proposte dal terapeuta. Il modellamento può effettuarsi anche utilizzando filmati in cui il protagonista “pensa ad alta voce”. Coi bambini più piccoli è utile ricorrere a semplici drammatizzazioni attraverso l’uso di pupazzi o marionette.
 
Il nucleo dell’intervento cognitivo sulle paure è la messa in discussione dei pensieri aventi la caratteristica di “catastrofizzare” sulle conseguenze dell’evento temuto. Questo lavoro di disputa dei pensieri disfunzionali può effettuarsi efficacemente solo dopo gli 8 anni. Esaminare e mettere in discussione i propri pensieri è una novità per la maggior parte dei bambini. E meglio far apprendere questa abilità con un approccio impersonale, attraverso storielle od esempi piuttosto che attaccare direttamente i pensieri irrazionali del bambino. Un accorgimento utile è quello di presentare le idee irrazionali di altri bambini e parlare dei loro errori e di come hanno imparato a superarli.
 
Una volta appresi i pensieri razionali da utilizzare in presenza di particolari eventi attivanti, è bene far sì che il bambino possa fare sufficiente pratica dell’utilizzo di tali pensieri. Ciò, può essere realizzato attraverso prove comportamentali, role-playing e una tecnica chiamata immaginazione razionale-emotiva (rational-emotive imagery o REI.). Quest’ultima tecnica consiste nel far ripetere al bambino i pensieri razionali precedentemente appresi, mentre immagina dettagliatamente di trovarsi nella situazione problematica sotto la guida del terapeuta. La REI termina facendo immaginare al bambino conseguenze rinforzanti contingentemente all’uso di verbalizzazioni razionali.
 
Per consentire una generalizzazione di quanto appreso durante la seduta, il terapeuta ricorre anche alla prescrizione di attività per casa.
 
Una delle attività per casa più ricorrenti consiste nel prescrivere al bambino la ripetizione, più volte al giorno, di pensieri razionali adeguati. Tali pensieri possono essere inizialmente trascritti su cartoncini e ripetuti con convinzione immediatamente prima di impegnarsi in qualcosa di molto sgradevole, applicando così il principio di Prernack.
 
Un’altra attività per casa molto utilizzata consiste nel prescrivere al bambino di affrontare le situazioni temute prima con l’immaginazione, applicando l’immaginazione razionale-emotiva, poi “in vivo” utilizzando frasi razionali di adeguatezza.
 
Con la collaborazione dei genitori si ricorre a programmi di modificazione del comportamento. L’uso di un sistema di rinforzi si rivela molte volte utile, in quanto il bambino può non essere intenzionato a lavorare per cambiare l’emozione inadeguata, come spesso accade con alcuni tipi di paure. Attivando un sistema di rinforzi, come ad esempio in un programma a punti, si fornisce un incentivo per motivare il bambino al cambiamento.

TGC: TERAPIA DI GIOCO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE IN ETÀ PRESCOLARE

I principali contributi della TGC consistono nella possibilità di coinvolgere positivamente   bambini in età prescolare e renderlo partecipante attivo al processo di cambiamento. Gli interventi cognitivi e comportamentali sono compresi in un paradigma di terapia di gioco in modo sistematico ed orientato al raggiungimento dello scopo da conseguire.

I dieci principi che rendono valido questo tipo di approccio  con i bambini piccoli si fondano sul fatto che la terapia si effettua sul modello educativo e  cognitivo dei disturbi emotivi, è breve e limitata nel tempo. Affinché  la terapia sia efficace è necessaria  una valida relazione affettiva con il bambino, condizione necessaria per poter strutturare la terapia e renderla direttiva al fine di risolvere il disagio. Anche il rispetto delle consegne che vengono impartite  a casa rientra fra i principi terapeutici.
 
Il ricorso a materiali educativi visivi e manipolabili serve a facilitare i processi di comprensione del bambino e a coinvolgerlo in attività stimolanti e divertenti

Efficacia della TGC
 
  • coinvolge il bambino nella terapia attraverso il gioco;
  • si focalizza sui pensieri, sui sentimenti, sulle fantasie e sull’ambiente del bambino;
  • propone strategie per lo sviluppo di competenze più adattive;
  • è strutturata, direttiva e orientata ad un obiettivo;
  • comporta l’impiego di tecniche empiricamente dimostrate (es. Modeling);
  • consente un controllo del trattamento.
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