Terapia cognitivo - comportamentale in età evolitiva - Centro Ceral

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TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE  IN ETA’ EVOLUTIVA

In età evolutiva l’intervento segue i principi basilari dell’approccio cognitivo-comportamentale (Kendall, 1993) con modalità e strategie di applicazione diverse rispetto all’età adulta le quali vengono adeguate al livello specifico delle tappe di sviluppo cognitivo e socio-affettivo del bambino .
Esistono diversi fattori che rendono l’approccio al bambino più delicato e complesso che nell’adulto:
  • la richiesta di aiuto proviene dai genitori, anche se nella nostra esperienza non sono pochi i casi in cui sia il bambino stesso ad evidenziare tale necessità;
  • spesso non è consapevole delle proprie difficoltà e disagi;
  • non ha molti coetanei che siano ricorsi all’aiuto dello psicologo;

può mostrare reticenza nell’aprirsi poiché il suo disagio crea in lui un senso di vergogna.

Tuttavia, nell’esperienza clinica quotidiana con  bambini ed adolescenti , si riconoscono in essi  risorse aggiuntive e  caratteristiche peculiari che  rendono il bambino estremamente permeabile agli insegnamenti  ricevuti  e di conseguenza maggiormente flessibile al cambiamento:
  • maggior flessibilità;
  • riduzione o assenza di pregiudizio;
  • sostegno genitoriale;
  • maggior affidamento;
  • coinvolgimento e spontaneità nella relazione;
 
COME SI SVOLGE UNA VALUTAZIONE DIAGNOSTICA IN ETA’ EVOLUTIVA?
Si focalizzano gli aspetti:
  • comportamentali
  • cognitivi
  • emotivi
  • psicofisiologici

IL RUOLO DELLO PSICOLOGO AD ORIENTAMENTO  COGNITIVO-COMPORTAMENTALEIN ETÀ EVOLUTIVA E’ DI:
  • consulente,  
  • diagnosta,
  • insegnante

GLI OBIETTIVI DELL’INTERVENTO  SI DEFINISCONO RELATIVAMENTE AL TIPO E GRADO DI GRAVITA’ DEL DISAGIO E  POSSONO ESSERE DI DIVERSE TIPOLOGIE :
  1. psicoterapico
  2. preventivo
  3. di valorizzazione

GLI SCOPI
  • Identificazione del disagio  e decisione riguardo all’opportunità del  trattamento;
  • L’analisi del problema avviene attraverso l’individuazione delle aree disfunzionali (ma soprattutto delle  aree funzionali), dei comportamenti disadattivi e meccanismi cognitivi da modificare considerando l’ età  cronologica e il livello di sviluppo cognitivo-emotivo-affettivo.
 
L’assessment in età evolutiva avviene, oltre all’ osservazione e all’analisi funzionale,  attraverso il colloquio clinico con i genitori e con il bambino. In aggiunta si utilizzano strumenti di indagine standardizzata (questionari, scale, schede di monitoraggio)

IL COLLOQUIO CLINICO CON I GENITORI E’ UTILE PER:
  • ricavare dati descrittivi sul disagio del bambino e su come essi stessi  lo percepiscono;
  • ricavare informazioni sul loro possibile  ruolo nell’evoluzione e/o  nel mantenimento del problema;
  • individuare insieme interpretazioni del problema, atteggiamenti irrazionali, comportamenti inadeguati e loro risorse;
  • considerare il problema del bambino secondo un’ottica cognitivo-comportamentale.
 
IL COLLOQUIO CLINICO CON IL BAMBINO O L’ADOLESCENTE HA LA FUNZIONE DI:  
  • aiutarlo a  comprendere   il ruolo del terapeuta;
  • comprendere  come il bambino percepisce il disagio;
  • ricavare informazioni sulla situazione in cui si manifesta il problema  e sulle conseguenze;
  • giungere ad una prima individuazione  del problema;
  • definire gli obiettivi da raggiungere attraverso la  relazione di aiuto.

LE PRINCIPALI TAPPE EVOLUTIVE e relative aree di maggior disagio che  richiedono approcci, materiali, strategie e modalità di trattamento diversi  sono:

ETÀ PRESCOLARE
Paure, fobie, ansia da separazione, impulsività, iperattività, difficoltà a giocare in modo tranquillo, capricci, aggressività, ritardo di linguaggio, scarsa regolazione emotiva, ritiro, difficoltà nell’elaborazione del lutto e della separazione dei genitori, etc.

INFANZIA FRA I 6 E I 10 ANNI
Ansia sociale collegata al timore di essere rifiutati dai dai compagni, ansia da prestazione  scuola e nello sport, difficoltà di apprendimento, iperattività, impulsività, disattenzione, bassa autostima, scarsa regolazione comportamentale, etc.

INIZIO DELL’ADOLESCENZA FRA GLI 11 E I 15 ANNI
Sbalzi di umore, reazioni comportamentali poco controllate verso adulti e coetanei, ansia, depressione, apatia, eccessiva conformità ai pari, imbarazzo sessuale, uso di sostanze, basso rendimento scolastico, conflitti con i genitori, scarsa adesione alle regole,etc.

ADOLESCENZA  FRA I 16 E I 19 ANNI
Difficoltà relazionali con pari e di sesso diverso, ansia per scelte più adulte collegata al lavoro o agli studi, manifestazioni di rabbia, ritiro sociale, etc.

TGC: TERAPIA DI GIOCO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE IN ETÀ PRESCOLARE

I principali contributi della TGC consistono nella possibilità di coinvolgere positivamente   bambini in età prescolare e renderlo partecipante attivo al processo di cambiamento. Gli interventi cognitivi e comportamentali sono compresi in un paradigma di terapia di gioco in modo sistematico ed orientato al raggiungimento dello scopo da conseguire.
 
I dieci principi che rendono valido questo tipo di approccio  con i bambini piccoli si fondano sul fatto che la terapia si effettua sul modello educativo e  cognitivo dei disturbi emotivi, è breve e limitata nel tempo. Affinché  la terapia sia efficace è necessaria  una valida relazione affettiva con il bambino, condizione necessaria per poter strutturare la terapia e renderla direttiva al fine di risolvere il disagio. Anche il rispetto delle consegne che vengono impartite  a casa rientra fra i principi terapeutici.
 
Il ricorso a materiali educativi visivi e manipolabili serve a facilitare i processi di comprensione del bambino e a coinvolgerlo in attività stimolanti e divertenti

Efficacia della TGC
  • coinvolge il bambino nella terapia attraverso il gioco;
  • si focalizza sui pensieri, sui sentimenti, sulle fantasie e sull’ambiente del bambino;
  • propone strategie per lo sviluppo di competenze più adattive;
  • è strutturata, direttiva e orientata ad un obiettivo;
  • comporta l’impiego di tecniche empiricamente dimostrate (es. Modeling);
  • consente un controllo del trattamento.
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